La partitella a calcio o a pallavolo sulla spiaggia si sono sempre fatte. Fanno parte del costume e della abitudini vacanziere dalla notte dei tempi e hanno sempre assolto a molteplici funzioni: gioco, socializzazione, cucco, preliminare al bagno. Solo che nessuno aveva provveduto a fissare regole e misure, a organizzare tornei e manifestazioni che superassero i confini dello stabilimento balnerare di appartenenza, a trovare sponsor più danarosi della piadineria "Sole di Romagna" e della gelateria dietro l'angolo. Fino al giorno in cui qualche testa d'uovo della Federazione Internazionale Volley (FIBV) ha intuito che quelle aggregazioni spontanee di tipi da spiaggia intorno a un pallone potevano diventare un buon affare. È bastato costruire qualche tribuna, trasformare i giocatori occasionali in spettattori, segnare bene le linee del campo e mandare in campo atleti professionisti, scelti in base alla loro somiglianza con i bagnini e le bagnine di Baywatch. La ricetta a base di sole, atmosfera da villaggio vacanze, corpi sudati, acrobazie ha funzionato: gli sport da spiaggia, strani ibridi che mescolano competizione e intrattenimento, sono cresciuti e si sono moltiplicati. Dopo il beach volley è spuntato il beach soccer, il beach tennis, si organizzano corsi di aerobica, danza e ginnastica sulla sabbia. È tutto un fervore di attività, iniziative per fare della spiaggia il nuovo santuario del fitness, il palcoscenico per corpi non solo abbronzati ma anche allenati, dinamici, scattanti. Ancora qualche anno e poi la vecchia formula a base di sdraio, ombrellone e giornale sarà severamente bandita e la spiaggia diventerà una grande e frenetica palestra, un recinto sacro per il culto del corpo e della forma fisica. Ai pigri, ai nostalgici dello svacco e ai grassi non resterà che un mesto esilio sugli scogli.
DUE CONTRO DUE
Il beach volley si fregia dal 1996 dei galloni di sport olimpico e ha ottenuto ormai la piena emancipazione dal volley tradizionale indoor. Si gioca due contro due, su campi di sabbia ed è una sorta di declinazione "californiana" della pallavolo classica: spettacolo, acrobazia, atleti abbronzati e dal fisico scultoreo, clima molto friendly e sponsor sempre bene in vista. Pare sia molto bello da vedere dal vivo.
Lo hanno provato e si sono divertiti ex Karl Heinz Rumenigge, Butragueño, Savicevic, Zico, Gentile, Zenga, Cantona e molte altri nomi illustri della pedata. Il beach soccer nato sulle spiagge di Ipanema e Copacabana ha fatto proseliti anche nel Vecchio Continente: già da qualche anno si gioca un campionato europeo ed è partita la terza edizione del campionato italiano.
La Federazione Internazionale le vuole sexy e provocanti, tanto da imporre per regolamento alle giocatrici di beach volley che hanno paetecipato alle Olimpiadi di Sidney un perizoma alto al massimo 6 cm sui fianchi. Per i guardoni mediatici, cioè tutta la popolazione del pianeta, lo spettacolo è assicurato. Le ragazze più sgamate, quelle che hanno il fisico giusto hanno da tempo capito l'antifona e fanno bella mostra di sé su riviste e calendari, pienamente consapevoli che lo sport è un gran bel trampolino verso la pubblicità e la moda. Una vera campionessa in questo senso è l'americana Gabrielle Reece, ricercatissima come modella e strapagata testimonial della Nike. In Italia ci sta provando con discreto successo la capitana della nazionale di pallavolo Maurizia Cacciatori.