Ha vinto tanto: due campionati italiani con il Napoli ('87 e '90), una coppa Uefa, un campionato del Mondo con l'Argentina ('86); è stato capocannoniere di serie A e pallone d'oro sudamericano. E poi il rovescio della medaglia: la positività alla cocaina nel 1991, la squalifica per doping (effedrina) ai Mondiali del'94, gli anni della decandenza agonistica e umana, ancora doping e droga fino al defintivo abbandono dell'attività agonistica nel 1997. Cosa avrebbe potuto fare Maradona senza senza i suoi eccessi, senza le cattive compagnie, senza la bullaggine e l'impunità che esibiva come una corona e che certo non gli hanno procurato molte simpatie dentro e fuori dal palazzo del calcio? È una domanda oziosa: la sua vicenda sembra scritta apposta per illustrare lo stereotipo secondo cui al genio si accompagna immancabilmente la sregolatezza. Ma di genio (calcistico) ne aveva proprio tanto. Tra le molte cose che sono state dette e scritte di lui, una merita di essere ricordata. Una volta Antonio Careca, suo compagno di squadra nel Napoli, rispondendo a chi lo esaltava dopo un grande partita, disse: "Io al massimo posso essere il 3° miglior calciatore al mondo, perchè il primo è Diego, il secondo è sempre Diego e poi ci siamo io ed altri giocatori distaccati di molto". Per spiegare cosa è stato Maradona non serve aggiungere altro.