Paolo Galgani. Avvocato fiorentino. È arrivato alla ”cadrega” di presidente della Federazione Tennis tre giorni prima che l'Italia vincesse la Davis, e si vanta ancor oggi di averla vinta lui.
Ha inventato il ”galganismo”, formula brevettata con cui si definisce la pratica di intessere legami clientelari al fine di garantirsi, dietro corrispettivo di favori, l'elezione perpetua. Per vent'anni ha funzionato e i risultati si vedono. Ha mandato all'aria tutte le iniziative private (quelle che, in Spagna, sfornano cinque giocatori competitivi all’anno), mantenendo in vita un centro tecnico che serviva solo a pagare gli stupendi ad amici e custodi e che, per contro, non ha mai sfornato uno straccio di tennista di valore. Famoso per la frase: ’Se le mamme italiane non ci regalano un campione non č mica colpa mia!’
La pattuglia FIT. Consiglieri, segretari, tecnici…non si finirebbe più di citarli: di cognome fanno Brunetti, Cerutti, Verdina, Cimurri, Bartolini, lo stesso Panatta.
Tutto quel gregge che, per una vita, ha retto lo strascico a Sua Maestà Galgani. Sotto le loro amorevoli cure, la FIT ha perso gli sponsor, la faccia ed anche il motivo di esistere. Generazioni di ragazzi che sapevano giocare (Pescosolido, Navarra, Allgauer),allevate dalla chioccia federale, sono finite a raccogliere patate o quasi: i loro coetanei, nati a Marsiglia, a Bruxelles o (meglio ancora) a Madrid, riempiono le cronache dei giornali sportivi.
Francesco Ricci Bitti. È arrivato dopo Galgani, ma più che essere il ”nuovo che avanza”…avanzava soltanto. In tutti i sensi. Braccio destro del lìder màximo per molto tempo, non ha fatto un bel niente, se non usare la poltrona di Presidente Federale come sgabello per arrampicarsi sul seggiolone più alto di Presidente della ITF (Federazione Internazionale Tennis). Della sua attività non è rimasta traccia: non è un buon segno, perchè
il lavoro di un Presidente può restare misconosciuto e invisibile ai più, ma non a giocatori e allenatori.
La RAI. Mettiamoci anche lei, almeno come correa. Per anni, in combutta col Presidente, ha trasmesso (a parte Roma, Parigi e la Davis, con coperture spesso vergognose) solo il torneo di Ciccioformaggio Lillipugi, il Doppio Giallo dell’Associazione Pluritatuati ed il Master dei Mancini Lombardo–Veneti. In cambio, ovviamente, di qualcosa che aveva forma rettangolare e recava impressa l'effigie di Leonardo da Vinci o Raffaello. Però a chi era amico di qualche politico si facevano grossi sconti.
Così sono cresciute generazioni di calcio-dipendenti che il tennis o non lo vedevano proprio, o che guardicchiavano una pietosa partita su Rai 3 e si convincevano che fosse un gran bello sport del cavolo. Si è saputo, poi, che la Rai, per anni, ha regolarmente acquistato i diritti di trasmissione di Wimbledon e se li è tenuti nel cassetto. Gente come Marino Bartoletti prometteva più tennis in TV e poi tagliava anche quel poco che c’era (vedi Roland Garros). Gente come la Vaccari e Fabretti hanno fatto scempio (via microfono) del poco grasso che colava, per gli appassionati, dagli schermi di mamma Rai. Galeazzi
ha divertito perché è un noto pagliaccio, ma si č adeguato al pressapochismo RAI.