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BIG WALL
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  AVVENTURA VERTICALE

Arrampicata su Big WallL'arrampicata portata al limite della difficoltà, dell'impegno psicologico, della tecnica e della durata: questo è il senso e l'appeal di una ascensione su big wall. Il termine contraddistingue pareti verticali o strapiombanti alte più di mille metri, veri oceani di roccia senza approdi certi per chi vi si avventura e dalle quali si esce dopo giorni e giorni di lotta, fatica e paura. La dimensione è in effetti quella di un viaggio iniziatico, di una avventura del corpo e della mente alla ricerca dei propri limiti. Questa discilpina molto particolare dell'alpinismo è nata negli Usa tra gli anni '60 e 70' in un luogo preciso: il parco nazionale di Yosemite in California. A indicare via e tracciarla materialmente nel granito di El Capitan, furono Warren Harding e compagni: nel novembre del 1958, dopo 45 giorni di lavoro ripartiti in 15 mesi e dopo aver piantato 125 chiodi a pressione e 700 normali, arrivaro sul pianoro sommitale della parete più alta e verticale degli States. Oggi gli arrampicatori più forti ripetono quella via (nota come "Nose", il naso) in un solo giorno e sulle pareti di El Capitan sono state aperti itinerari di impegno enormemente superiore grazie ai continui miglioramenti nella tecnica e nei materiali.
Dai primi chiodi artigianali si è passati a una serie di strumenti perfezionatissimi, concepiti per funzionare su scaglie e fessure minuscole, nel rispetto di uno stile di arrampicata che si vuole mantenere clean, cioè pulito. L'etica dell'arrampicatore californiano, che si è diffusa poi in tutto il mondo, prescrive di lasciare la parete nelle condizioni in cui la si era trovata ( nei limiti del possibile); quindi niente trapano, chiodo a pressione e altri mezzi da muratore per risolvere le difficoltà. Tutto il materiale utilizzato per la sicurezza e la progressione deve (o dovrebbe) essere rimosso per lasciare agli altri e ai posteri un terreno di avventura quasi vergine. Con questo spirito i più forti climber del mondo si sono avventurati sulle pareti infinite di Yosemite e poi su altre montagne del mondo aprendo itinerari estremi, dormendo e mangiando appesi nel vuoto per una, due, anche tre settiane, spingendosi spesso oltre il punto di non ritorno, al di là del quale non c'è più salvezza verso il basso, nelle discesa, ma solo continuando a salire. Sperimentando spesso la sensazione che provò Warren Harding quando mise i piedi sulla cima: "Alla fine non sapevo se ero stato io a vincere El Capitan o lui a vincere me".

  LE DIFFICOLTA'
Un movimento di arrampicata su Big WallPer misurare il grado di difficoltà di una ascensione su Big Wall e per fornire indicazioni a eventuali ripetitori è stata messo a punto un sistema di valutazione che tiene conto di tre diversi fattori: difficoltà dell'arrampicata libera, di quella artificiale, numero di giornate da trascorrere in parete. Ecco come funziona:
  L'EQUIPAGGIAMENTO
Big Wall ClimbingUn sacco con un quintale di materiale: è quello che un arrampicatore da big wall deve portarsi dietro e issare per centinaia di metri lungo la parete. Corda, chiodi, attrezzatura tecnica ma anche, cibo, acqua, brandine portatili per affrontare una "vertical holiday" che spesso dura più di una settimana.

  BIG WALL IMAGES

  di Guido Fossati
gli stessi argomenti su:  NESSUNO
   data: 26 ott 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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