Lo hanno dato per finito, rotto, morto calcisticamente almeno una decina di volte, ha conosciuto l'umiliazione della panchina, l'arroganza dei potenti (Agnelli, Berlusconi) e l'ostilità di allenatori famosi e invidiosi (Lippi, Ulivieri, Capello), ma ha saputo sempre rinascere. La sua forza è stata quella di accettare tutto e ricominciare. Ha sconfitto gli infortuni, lo scetticismo, il sacchismo. Ha rifiutato la pensione dorata sulla panchina di un grande club ed è tornato a giocare in provincia. Adesso ha nuovo obbiettivo (importante ma è detto che sia l'ultimo): partecipare ai Mondiali 2002 in Giappone e Corea. Trapattoni lo conosce e lo stima, in tutti gli stadi la gente lo appluade riconoscendolo magari un po' tardivamente come uno dei pochi artisti superstiti nel calcio attuale. Baggio compirà 35 anni a febbraio ma a vederlo in campo sembra un giovane elfo: elegante, leggero, capace di tocchi magici. Ma il Piccolo Principe ha ancora molti nemici. Ad esempio il centrocampista che picchia, che entra duro, mandato in campo per intimidire, per spezzare il gioco se non proprio le gambe degli avversari. Uno di questi professionisti del fallo tattico lo ha falciato durante Brescia-Venezia. Risultato: Baggio resterà fuori per due mesi. Anche nel palazzo e tra gli adetti ai lavori c'è chi non lo sopporta. Il presidente del Venezia, Zamparini lo ha definito "una divetta", per molti altri è un una frignone, una femminuccia, un rompicoglioni. Lui che da anni pratica la meditazione buddhista certe cose se le è sempre lasciate scivolare addosso. Recentemente in un libro-biografia ("Una porta nel cielo") ha raccontato la sua versione di certi fatti. Gli sono piovute addosso nuove critiche, lo hanno accusato di aver violato i segreti dello spogliatoio, le regole omertose della onorata società pallonara. Lippi ha perfino minacciato querele. Nuove polemiche, nuovi ostacoli, nuove difficoltà ma Baggio ormai conosce il suo karma: quello di campione discusso e defilato, prezioso e fragile, semplice e geniale.
BAGGIO STORY
Roberto Baggio nasce a Caldogno, un piccolo centro in provincia di Vicenza, il 18 febbraio 1967, sesto di una famiglia di otto figli. Il suo primo allenatore si chiama Zenere ed è il fornaio del paese. Quando Roberto salta una partita per accompagnare il padre in una battuta di caccia, lui gli affibbia il soprannome di "Caccia e Pesca". Il ragazzino però ci sa fare: segna cinque o sei gol a partita. A 15 anni viene venduto al Vicenza che milita in C 1 (costo del cartellino 1 milione). Alla sua terza stagione a Vicenza segna 12 gol e contribuisce alla promozione della squadra in serie B. A 18 anni viene acquistato dalla Fiorentina, ma a causa di un grave infortunio al ginocchio esordisce in A un anno e mezzo dopo, il 21 settembre 1986. Si infortuna ancora e viene operato nuovamente nel dicembre'86. Torna in campo e segna il suo primo gol in serie A su punizione al San Paolo contro il Napoli di Maradona, nel maggio '87.
Gentile redazione di Clarence,
La compilation delle azioni più belle di Roberto Baggio mi sembra non possa essere assolutamente considerata completa senza l'inserimento di quell'autentico capolavoro, di quel gesto che racchiude tutta la bellezza e poesia del calcio che voglio qui sotto sottoporre alla vosta attenzione.