
Andrew Ilie è uno di quei giocatori per cui vale la pena pagare il biglietto.
Australiano (però è nato a Bucarest, il 18 aprile 1976), un metro e 80 per 78 kg di pura cattiveria (sembra un buttafuori da locale di periferia), Ilie ha applicato al tennis la sua mentalità: pura e semplice patologia mentale.
Se un suo collega si incazza, o urla qualche parolaccia, o lancia in tribuna una pallina, lui no: lui si mangia il cappellino, frantuma in mille pezzi la racchetta e, soprattutto, si strappa la T-shirt, proprio come Hulk, quando vince.
Tutto il suo tennis, coumque, è estremo: colpi in sforbiciata e spacconate varie (giravolte, allunghi impossibili, balzi inopportuni, capriole).
Andrew non è ancora riuscito a mettere a frutto il suo talento, nè a sfruttare la sua forza disumana: infatti naviga attorno alla 70ma posizione nel ranking ATP ed ha vinto "soltanto" due tornei in carriera. L'anno scorso aveva impegnato Andre Agassi nel corso degli Australian Open, mentre quest'anno, deludendo migliaia di fans, è uscito al primo turno per mano dello spagnolo Albert Portas. Anche se, a Melbourne, la sua stella non ha brillato, ecco qui Andrew durante alcune performances.
   
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