
Appena più in là, essendo la sala stampa al fondo del corridoio, si aprono parecchie camere cui non è possibile accedere. La più protetta è la sala massaggi, dove i giocatori si sottopongono a trattamenti distensivi per i loro poveri muscoli, usurati dalle fatiche dei campi (non sono contadini, ma l'acido lattico colpisce anche i miliardari).
Da dietro l'angolo spuntano alcuni borsoni, con racchette infilate a metà, asciugamani impilati, tubi di palline: non ci sono dubbi, c'è aria di star! Ed infatti, vestiti come nemmeno i bambini in colonia (ciabatte, magliette anonime, braghe di tela) si ergono (sì, perchè sfiorano i due metri) Goran Ivanisevic e Max Mirnyi. Chiacchierano indisturbati, finchè uno dei due (Mirnyi) si accorge che li stiamo fissando con eccessiva insistenza, ed allora ci apostrofa con un: "Press conference at eleven, not before". Conferenza stampa alle undici, non prima. E chi mai vuole intervistarli? Noi volevamo solo guardarli, oppure, al più, domandare come ci si sente con qualche milione di dollari in banca, una modella per fidanzata, la residenza a Monte-Carlo ed una folla osannante che ti attende ovunque.
Qui, al piano di sotto, non dovrebero esserci che esperti del settore, tecnici e giocatori: eppure si forma un capannello di gente attorno ai due. Riusciamo a carpire un discorso: pare che Ivanisevic si lamenti del fatto che, pur essendosi ritirato la sera prima, gli abbiano imposto il controllo antidoping.
Sembra di essere allo zoo safari: andiamo in cerca di visi celebri da immortalare. Però la macchina fotografica non è consentita, nemmeno ai giornalisti, pena la perdita del pass: riusciamo solo ad immortalare il nostro Cristiano Caratti il quale, però, è incavolato per aver appena perso, ed infatti non ci degna di grande considerazione.
Non solo: corrompendo (con il dono di una maglietta di Clarence) l'addetta alla Players' Lounge, riusciamo a fare un clic all'entrata della stanza riservata allo svago per i giocatori.
Una cosa è certa: i tennisti scarsi non se li fila nessuno. Incontriamo, infatti, tre doppisti, che parlano di chissà cosa (in svedese). Sono loro a guardare noi, e non viceversa: dal pass deduciamo i loro nomi (Simon Aspelin, Peter Nyborg e Johan Landsberg).
Passiamo oltre. Davanti all'infermeria incrociamo la testa di serie numero uno del torneo, Juan Carlos Ferrero, che osserva la truppa di Clarence per un motivo preciso: al collo di uno di noi pende un cartellino con il suo stesso cognome. Purtroppo non sono parenti, sennò il diretto interessato chiederebbe subito una parte dei 20 miliardi e passa del patrimonio di Juan Carlos. Sarà per la prossima vita.
Ferrero sta andando ad allenarsi sul campo centrale, per cui lo seguiamo e lo immortaliamo mentre "spara" diritti e rovesci. Lì vicino, nel frattempo, Stefano Galvani sta firmando autografi ai ragazzini, nonostante abbia appena "beccato" da Younes El Aynaoui.
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