
Siamo ormai nel primo pomeriggio. Ci dirigiamo compatti verso la tribuna stampa, non tanto per vedere la partita in corso (Roger Federer contro Stefan Koubek) quanto per provare che effetto faccia trovarsi in mezzo alla "gente che conta".
Con grande invidia di un gruppo di ragazzini, che ci ucciderebbe per essere al posto nostro, ci accomodiamo vicino ai giocatori di Coppa Davis Daniele Bracciali e Federico Luzzi, che parlano fitto fitto con il capitano Corrado Barazzutti. Appena sopra c'è Filippo Melzi d'Eril, grande narratore del tennis, e c'è pure un allenatore. Costui risponde al nome di Claudio Pistolesi: coach di Davide Sanguinetti, ed ex giocatore di Coppa Davis, Pistolesi, tuta addosso e racchetta in mano, è conosciuto per essere il più simpatico dei coach. Infatti sta commentando un episodio appena successogli: "Stavo a venì ar campo e me so' beccato un ragazzetto che m'ha fatto er botto da dietro co' a macchina: 'sto qua scende e me dice che già c'avevo prima er danno. Ma che me stai prende per 'r culo, gl'ho detto? Meno male che è arivato er padre, che m'ha fatto chiede scusa, sennò je facevo vede io, a sto impunito…"
La scena ha questo epilogo: un giovane e prode della truppa clarenciana gli si avvicina per combinare un paio di foto con Sanguinetti. Visto che "…già s'è scardato, Davide, adesso nun se pò" gli rispondiamo che non fa niente, magari un altro giorno. Errore fatale! Gli sportivi sono superstiziosi all'ennesima potenza, e quella frase suona come un: "Tanto oggi vince, per cui va bene anche domani". Il pensiero della sua toccata alle parti basse, accompagnata da un: "Nun se deve gufà", ha accompagnato tutta la nostra giornata. Per fortuna, più tardi, Sanguinetti avrebbe vinto 7/5 al terzo contro Vinck. In caso contrario, alla sola vista dell'angioletto Clarence, mezzo tennis italiano ci avrebbe tirato i pomodori (mettendosi le mani sugli zebedei, che non è cosa carina a farsi). Invece Pistolesi, il giorno successivo, ci mostrerà tutta la sua riconoscenza, concedendoci uno scoop in esclusiva per Clarence!
I minuti trascorrono velocemente, e questo Federer gioca proprio bene: ha ragione, forse, chi lo paragona a Pete Sampras. Anche in campo le fotografie sarebbero vietate, perché i flash infastidiscono i giocatori. Noi, ovviamente, ce ne impippiamo, mentre non lo fa Jan-Michael Gambill: lo abbagliamo proprio mentre sta servendo, lui sbaglia e poi si gira verso di noi, mandandoci a quel paese. L'intera tribuna ci guarda, come si butterebbe un occhio ad un ubriaco in mezzo alla strada. Scusate, non conosciamo il bon ton...
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