Se credete che scendere un fiume con una kayak e una canoa sia una attività facile, rilassante e amena è meglio che non ci proviate neppure. Eviterete di trovarvi in situazioni spiacevoli. Se invece cercate uno sport emozionante ma difficile, aperto a tutti ma estremamente tecnico, allora il kayak è quello che fa per voi. La sensazione che si prova quando la corrente aumenta e vedete davanti a voi la prima rapida non si scorda tanto facilmente. Fermarsi, cambiare direzione, controllare quella cosa su cui siete seduti diventa un esercizio sempre più aleatorio e il bagno una prospettiva sempre più concreta. Un sasso, un piccolo sbilanciamento e pluff, vi siete rovesciati. Niente di drammatico, a patto di avere qualcuno che vi assista e l'attrezzatura giusta (casco, giubbetto di salvataggio, muta). E a patto di aver scelto un fiume adatto alle vostre (scarse) capacità. Questa cerimonia di iniziazione che si ripete sempre uguale toglie al neofita molte delle sue velleità, talvolta anche la voglia di continuare a pagaiare in acque mosse. Un approccio soft alla canoa, seguendo un corso organizzato dalle numerose scuole presenti in Italia, riduce i traumi di questo genere ed è sicuramente consigliabile. Il kayak come lo sci è uno sport tecnico e richiede un apprendistato non breve; come l'alpinismo presenta dei margini di rischio e utilizza una scala di difficoltà crescente per riconoscere i percorsi (dal I al VI grado). Se su un terzo grado un principiante di solito si rovescia senza conseguenze, sul V o VI rischia seriamente la vita. I racconti del terrore canoistico parlano di sifoni, cravatte, buchi, trappole mortali nascoste nel letto del fiume da cui è impossibile uscire. Per il kayak non è fuori luogo la definizione di sport estremo, che non deve scoraggiare ma soltanto far meditare. Non bisogna essere Rambo e nemmeno particolarmente forti (spesso le donne che tendono a usare meno i muscoli imparano più velocemente). Sono invece indispensabili due cose: tempo e testa.
Salti, rapide, grandi onde oceaniche, il kayak, piccola imbarcazione di origine esquimese, sembra poter reggere qualsiasi forza e sfruttarla a proprio favore. Molto dipende ovviamente dalla bravura del canoista che usando il corpo e la pagaia riesce a cavalcare la corrente, raggiungere zone di morta dove il flusso rallenta e in caso di rovesciamento raddrizzarsi con la tecnica del'eskimo.