
L'unico appuntamento italiano del circuito Masters Series ATP, l'invenzione suicida del tour mondiale dei giocatori,
è in pieno svolgimento al Foro Italico. Perché suicida? Semplice: l'ATP, presa da manie di globalizzazione, ha creato queste tappe di "prima classe" in giro per il mondo, uniformando un po' tutto (scenografia, regia, organizzazione) e pretendendo la partecipazione di tutti i migliori
giocatori. Risultato: quelli che non vogliono giocare mandano un certificato medico fasullo e quelli che intendono farsi un po' di soldi, avendo in testa altri obiettivi, giocano con una mano in tasca, ed i comprimari ringraziano. Succede così che Gaudenzi, solido regolarista dalla cilindrata media,
incontri una fuoriserie come Federer e lo batta. Succede che Galvani trovi gloria contro Greg Rusedski, o che
Giorgio Galimberti riesca a scardinare la cassaforte di Alex Corretja,
fatto più unico che raro. Buon per gli italiani, visto che le soddisfazioni per i
tifosi nostrani si misurano quasi col contagocce. Male per il tennis,
che soffre nel vedere Sampras affossato da un altro motorizzato diesel,
ovvero Felix Mantilla, e che assiste alle disfatte di Lleyton Hewitt
(ancora una volta battuto da Moya, dopo il testa a testa di
Monte-Carlo).
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