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IL GIRO DEL DOPING
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  LA STORIA INFINITA
Il giro del dopingdi Guido Fossati
Prima hanno beccato la maglia nera, poi quella rosa. Se restava qualche dubbio adesso è stato chiarito: al Giro d'Italia sono tutti dopati, dal primo all'ultimo. Vi sembra esagerato? Date un'occhiata all'albo d'oro della corsa degli ultimi cinque anni e scoprirete che 5 vincitori su 5 (Pantani, Gotti, Simoni, Garzelli) sono stati, prima o poi, trovati positivi a qualche sostanza. L'ultima maglia rosa a finire nel fango è stata quella di Gilberto Simoni, dominatore del Giro 2001: gli hanno trovato tracce di cocaina nelle urine. Nelle stesse ore Stefano Garzelli lasciava la corsa perché le controanalisi avevano confermato la sua positività a un diuretico vietato dai regolamenti. C'è chi parla di complotto (Garzelli) e chi di dentista (Simoni), ma anche gli innocentisti più convinti arretrano di fronte alle bordate di chi confessa. Come Armado Marzano, ex poliziotto e organizzatore di un traffico di sostanze dopanti, che ha detto papale papale: "Se andassero avanti a pane e acqua non riuscirebbero a terminare il Giro più di 15 ciclisti".

La cosa grottesca è che ogni anno la Gazzetta, la Rai e gli sponsor superstiti cercano di rilanciare l'epopea dello sport di strada, di sacrificio e fatica, amato proprio per questo dalla gente. E ogni anno si scopre che gli eroi del pedale in realtà non vanno in bicicletta ma in moto. Lo ha confessato uno degli ultimi arrestati, Antonio Varriale: "Prendevo quella roba e mi sembrava di andare in moto".

Possiamo dire con un certo orgoglio che in materia di doping l'Italia è sempre stata all'avanguardia. Dai tempi del professor Conconi, già consulente di Moser nel record dell'ora del 1984 e poi dopatore ufficiale per conto del CONI di vari atleti azzurri in competizioni olimpiche (atletica, fondo, canoa), la scuola italiana ha mantenuto una posizione di assoluto prestigio nel panorama internazionale. Sapete a chi si rivolge dal 1995 Lance Armostrong, vincitore degli ultimi tre Tour de France? Al medico sportivo italiano Michele Ferrari, allievo di Conconi, plurinquisto per fatti di doping e autore del memorabile aforisma. "È doping solo quello che si individua ai controlli".
Una logica, quella di Ferrari, che si adatta benissimo a un paese di furbi come il nostro. Quello che meraviglia è piuttosto l'impreparazione e la dabbenaggine delle cavie umane. Alla decima perquisizione negli alberghi del Giro i carabinieri dei Nas si fanno consegnare fiale e siringhe direttamente alla reception, senza nemmeno salire nelle camere dei corridori. Neanche le retate intorno a Parco Sempione a Milano danno risultati altrettanto sicuri.
Il fatto è che nessun ciclista professionista si sente colpevole o sleale per il fatto di prendere l'Epo o qualche altra sostanza vietata. Nell'ambiente dev'essere considerato un po' come farsi un canna. Ogni corridore ha il suo pusher, le sue scorte e ogni tanto sperimenta un nuovo prodotto. Adesso è il Nesp che va per la maggiore.

Dopo ogni scandalo parte la campagnia moralizzatrice. Sui giornali si leggono editoriali grandanti indignazione dal titolo e contenuto standard: "hanno ucciso il ciclismo". Passa qualche giorno ed è tutto dimenticato. Pantani, il più marcio di tutti, continua a correre e a guadagnare miliardi. Frigo, reo confesso l'anno scorso, quest'anno era al via al Giro. Garzelli, fresco di positività, è stato perentorio: "Se le controanalisi confermano l'esito dei primi accertamenti mollo il ciclismo", ha dichiarato. Poi ha aggiunto: "Ma fra sei mesi magari ritorno". Vogliamo scommettere che la Gazzetta quel giorno titolerà "L'airone torna a volare"?.

Avanziamo noi una proposta massimalista e giacobina. Chi risulta positivo all'antidoping viene squalificato a vita. Ma non solo. Per due o tre anni il Giro d'Italia non si corre più, è sospeso; il che, lo sappiamo, significa azzerare totalmente il ciclismo professionistico in Italia. Tutti a casa insomma.
E a quelli che giustamente obbiettano che il doping non riguarda solo chi corre in bicicletta possiamo solo rispondere: da qualche parte bisogna pur cominciare. E la carovana di pedalatori, spacciatori, preparatori, dottori e malfattori che attraversa l'Italia tra maggio e giugno ci sembra un ottimo punto di partenza.

  DOSSIER DOPING
Il professor Conconi CONI e Conconi: una associazione per delinquere
La richiesta di rinvio a giudizio per il reato di associazione per delinquere avanzata dal pubblico ministero di Ferrara Guido Soprani nei confronti del Professor Conconi, dei presidenti del CONI Carraro, Gattai e Pescante. Lo stesso pm nel processo chiederà l'archiviazione del procedimento per decorrenza dei termini temporali (prescrizione) dei vari reati.
Marco Pantani La sentenza Pantani
Assolto "perchè il fatto non era previsto dalla legge come reato". Questo recita la sentenza d'appello sul caso Pantani-epo-incidente nella Milano-Torino del '95, quando all'atleta vennero riscontrati in ospedale valori abnormi per l'ematocrito. Dove però si legge come sia "non verosimile l’ipotesi di un’assunzione inconsapevole di eritropoietina".
Sandro Donati Il crociato dell'antidoping
Le considerazioni (amare) di Sandro Donati, grande accusatore del professor Conconi e uno dei pochi all'interno del CONI ad aver lottato contro il fenomeno doping. Un giro d'affari di 4000 milardi solo in Italia, la connivenza dei vertici dello sport nazionale, una base di pratricanti disposta a spostare senpre più in là il confine di quello che è lecito fare per la prestazione.
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  di Guido Fossati
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   data: 21 mag 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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