Il caso più clamoroso è quello della Kournikova: non ha mai vinto uno straccio di torneo, adesso è pure precipitata oltre il 50° posto del ranking mondiale, ma continua a essere oggetto di un culto ossessivo da parte di legioni di fans. Diventare una sport model ha questo di vantaggioso: non serve vincere, basta partecipare (anche se il barone De Coubertin non sarebbe probabilmente felice di questa riproposizione in chiave voyeuristica del suo celebre motto). Per molte di queste ragazze la bellezza è una grande opportunità: magari sanno di non avere i numeri per affermarsi ai massimi livelli nello sport, ma capiscono di avere le misure adatte per imporsi sulle copertine. Alcune, le più spregiudicate, astute o forse solo venali, hanno accettato di farsi fotografare senza veli. La maggior parte si limita a farsi guardare, inguaninate in completini e costumi striminziti, con il marchio dello sponsor in bella evidenza. Su Internet gli ammiratori-guardoni coltivano e diffondono il culto delle immagini di queste divinità ginniche e sudate. La qualità è spesso infima: sono foto rubate, sgranate, manipolate, il cui valore sta in quello che lasciano intravedere, in una trasparenza, in qualche centimetro di pelle in più. Noi questi detective della maglietta trasparente, questi inoffensivi maniaci della mutandina o del dettaglio anatomico non li disprezziamo. Sono dei volontari, quasi sempre degli adolescenti: lo fanno per passione e furia ormonale. Ci stanno molto più sulle palle i professionisti, quelli delle riviste paninate come Max o GQ, i pubblicitari. Insomma chi da questo arrapamento e collezionismo di immagini, da questa invasione di modelle, calendari, fisici perfetti stile Sport Illustrated ci guadagna. È proprio una cosa irritante. Loro fanno i soldi con questa roba, mentre noi di Clarence ci campiamo a stento!