CONTROLLO DEL RISCHIO.
L'immersione in grotta presenta una serie di caratteristiche e problemi che la distinguono nettamente dal diving in acque libere. I rischi e di conseguenza la preparazione richiesta crescono esponenzialmente con la profondità: oltre i 40 metri inizia l'immersione comunemente definita profonda. Il subacqueo deve calcolare e affrontare due minacce: l'embolia gassosa e l'ebrezza di profondità. Per evitare la prima, ovvero la formazione di bolle di azoto nel sangue e negli altri tessuti che possono avere esiti mortali, occorre rispettare i tempi di decompressione. Il sub in rapporto alla profondità raggiunta e alla durata dell'immersione effettua durante la risalita delle soste anche prolungate per libersarsi con la respirazione dell'azoto in eccesso. Nell'esplorazione della risorgenza di Su Gologone in Sardegna lo speleonauta francese Olivier Isler scese a -103 metri: per rispettare i tempi di decompressione restò sott'acqua otto ore.
L'ebrezza di profondità o sindrome degli alti fondali si manifesta con uno stato euforico di chi ne è colpito simile a quello dovuto all'abuso di alcool. Può manifestarsi sporadicamente anche sotto i 40 ma oltre i 60 metri il fenomeno colpisce tutti anche se in forme diverse. I più allenati riescono a controllarlo, gli altri ne restano inevitabilmente vittime perdendo il controllo dei propri atti.
FREDDO, BUIO E SOLITUDINE L'immersione speleologica si effettua, in linea di principio, in solitaria. Lo speleo sub deve essere completamente autonomo e provvedere da solo alla sua sicurezza. Ma c'è di più: a partire dalla profondità di -50 m diventa praticamente illusorio pretendere di poter portare soccorso ad un amico in difficoltà. Nei sifoni l'acqua è sempre molto più fredda di quella dei nostri mari, variando in genere tra i 4 ed i 12 gradi centigradi. Olivier Isler nella esplorazione della risorgenza di Su Gologone (-103 m) indossava nell'ordine: un completo di lana, un sottotuta di pile, un giubbetto termico alimentato da un'enorme batteria collocata a - 35 m, una grossa sottotuta felpata e infine la muta stagna in neoprene. Le pareti delle grotte, spesso coperte d'argilla, rendono l'acqua frequentemente torbida, con drastica riduzione della visibilità, anche a pochi centimetri. L'oscurità è assoluta e un guasto alle torce subacquee può rivelarsi drammatico. Il sub scende legato a un cavo guida detto sagola che si dipana mano a mano che scende e che gli permette di ripercorrere il percorso a ritroso.
LAVORO D'EQUIPE
Pur essendo un'attività solitaria la speleosubacquea di profondità richiede un grande lavoro di squadra e il sacrifico di molte persone. Nella esplorazione della grotta Doux de Coly (Francia), dove la profondità media d'immersione è di -45 m e la distanza da percorrere maggiore di 5 Km, la preparazione di un'immersione di un unico speleosub richiede il lavoro di altri 6-7 sifonisti per vari giorni. Tutto dev'essere minuziosamente preparato, dalle bombole per la decompressione, fino ai sistemi per nutrire e rifocillare l'uomo di punta nel giorno dell'impresa. Nessuna improvvisazione o azzardo sono concessi, solo una perfetta organizzazione consente di portare un po' più avanti il limite, tornando poi a "riveder le stelle".