Quando a Valentino Rossi hanno chiesto se intendesse un giorno o l'altro provare a correre il Tourist Trophy, il campione del mondo della classe regina del motociclismo ha risposto senza esitare: "Non sono così pazzo da rischiare la vita in una gara del genere". E come dargli torto? Le statistiche di questa corsa motociclistica che dal 1907 si corre a tarda primavera sull'Isola di Man fanno rabbrividire: oltre 195 morti in 92 anni, un numero enorme di feriti che ha portato a costituire un associazione volontaria di assistenza per "injured riders". La fama controversa del Tourist Trophy deriva proprio dal suo anacronismo, dal rispetto di una tradizione secolare che impone ai piloti correre per 60 km alla media di 200 km/h su strade normali, tra muretti, pali della luce, marciapiedi e tombini. Dal 1977 il Motomondiale ha abbandonato queste strade, troppo pericolose anche per i "top riders"; oggi il T.T. resta un appuntamento per appassionati, una kermesse per piloti emergenti o sconosciuti ai più, abbastanza coraggiosi o fuori di testa per rischiare la vita tra le curve dell'isola. Ma il suo fascino non muore: ogni anno a fine maggio una massa di bikers da tutta Europa sbarca su Man per assistere alle gare e poi provare i tratti più famosi del circuito che dopo le prove e soprattutto nel "Mad Sunday" viene lasciato a disposizoni del pubblico motorizzato. Ed è inevitabile che in questo clima nascano le leggende, i miti di uno sport che dal rischio, dalla ricerca del limite trae la sua linfa e il suo speciale godimento.
Il Tourist Trophy è una delle corse pił anomali esistenti: si svolge su strada, lungo un tracciato di 60 km chiuso al traffico per l'occasione ma privo di particolari misure di sicurezza e con il pubblico assiepato un metro oltre la carreggiata. I piloti partono distanziati 10 secondi uno dall'altro e lottano per segnare il tempo migliore.
Dal 1907 l'isola di Man ospita questa gare che ha una tradizone, una ritualità e una mitologia resistente a tutto Anche alle polemiche di chi la considera una specie di roulette russa. Ma tutti i grandi del motociclismo del passato hanno corso e vinto su queste strade: Mike Hailwood, Giacomo Agostini, Phil Read, John Surtees, Joey Dunlop.