C'era una volta una nazionale che tremare il mondo faceva. C'era una volta il campionato più bello del mondo. Oggi non restano invece che clamorosi fallimenti tecnici e voragini di bilancio. In campo e fuori il nostro calcio è ormai in grave crisi. Una crisi certificata e bollata dall'incredibile Italietta vista in azione ieri sera a Trieste contro la Slovenia. Doveva essere "l'occasione per recuperare la faccia" (Trapattoni dixit alla vigilia), dopo la delusione del mondiale nippo-coreano. Doveva essere una boccata d'aria fresca per un mondo con i conti in rosso e l'acqua alla gola. E' stata una figuraccia. Certo, le scusanti non mancano: un'amichevole in agosto, organizzata esclusivamente per esigenze di contratto con la Rai; giocatori ancora a corto di preparazione; il clima da guerriglia sulle tribune, all'insegna del demenziale mix di nazionalismo e irredentismo. Ma alla fine, quel che conta è che l'Italia del Trap sia riuscita a perdere in casa, senza mai dare l'impressione concreta di essere una squadra di calcio.
Il ct è un'icona del nostro calcio, ma forse di un calcio che non c'è più. E sembra aver perso pure lui la trebisonda: le sue scelte tecniche, dai mondiali in poi, lasciano perplessi, appaiono sconcertanti e sballate. Come se anche il buon vecchio Gioann da Cusano Milanino fosse stato colpito dalla sindrome Sacchi: organizzare la squadra non in funzione dei giocatori, ma di un presunto schema, con l'aggravante che lo schema di Sacchi (applicato al Milan stellare della trimurti olandese Rjikard-Gullit-Van Basten) faceva scintille, mentre l'Italia del Trap fa francamente schifo.
E la notte non sembra aver portato consiglio al nostro (ancora per poco?) commissario tecnico. "Ho visto delle cose buone", ha commentato oggi, "e i nuovi non mi sono dispiaciuti". Trapattoni si è detto poi convinto che già dalla partita contro l'Azerbaijan del 7 settembre a Baku, prima gara per le qualificazioni ai prossimi europei, ci saranno notevoli miglioramenti: "Sono sicuro che, nei momenti decisivi, le nostre qualità verranno fuori". Una certezza che al momento ha soltanto lui.
Il Trap "ha visto delle cose buone" e si è detto certo che il prossimo incontro, quello del 7 settembre con l'Azerbaijan e valido per le qualificazioni agli europei, sarà tutta un'altra storia. Ma i suoi "ragazzi" non sembrano pensarla così: ecco le dichiarazioni di alcuni degli azzurri scesi in campo contro la Slovenia.
GENNARINO GATTUSO
"E' stata una partita maschia, loro hanno fatto interventi che potevano tranquillamente risparmiarsi. D'altronde la Slovenia è venuta qui per disputare la partita della vita e alla fine ci è riuscita, vincendo. Noi, invece, sembra sempre che quando siamo in amichevole siamo lì per fare le sfilate di moda... incredibile! Si pensava di fare qualche passo in avanti rispetto al mondiale e la realtà dice che stiamo andando indietro. Servono più cuore, più temperamento, anche più voglia quando si indossa la maglia della nazionale".
GIANLUIGI BUFFON
"E' stata una serata strana, molto strana. Per me, una serata di riflessioni. Credo che non si possa dare la colpa all'allenatore o ai giocatori, a questo punto. Ci siamo impegnati, abbiamo cercato di lottare. Purtroppo, però, facciamo fatica a vincere contro chiunque e questo è un dato incontrovertibile. Altre volte è mancato l'impegno, oppure eravamo giù di condizione fisica. Stavolta no. Quindi, delle due l'una: o siamo regrediti noi, oppure gli altri sono diventati dei fenomeni. Certamente, rispetto al mondiale, passi avanti non ne ho visti".
ALESSANDRO DEL PIERO
"C'è stata di sicuro poca lucidità. Nel prossimo impegno l'Italia dovrà avere un approccio diverso alla partita. Altrimenti si rischia".
FRANCESCO COCO
"Loro sono stati decisamente più cattivi, noi li abbiamo subiti. Hanno picchiato tantissimo e fin dall'inizio, gli sloveni. Dovevano essere espulsi in due o tre, ecco la verità. Interventi duri, spesso da dietro. L'arbitro è stato costretto a fischiare moltissimi falli e così non c'è stato modo di organizzare una manovra accettabile. Soltanto nella ripresa ci siamo svegliati. Si poteva certamente fare di più. Anzi, si doveva fare di più".
ALESSANDRO NESTA
"Nel primo tempo loro sono stati più forti di noi, bisogna ammetterlo. Comunque, è meglio perdere adesso piuttosto che fare brutte figure nelle gare che contano".
FABIO CANNAVARO
"Abbiamo sbagliato completamente l'atteggiamento del primo tempo. Il fatto è che la delusione del mondiale, c'è poco da fare, mentalmente si avverte ancora. La Slovenia nel primo tempo era più determinata di noi, forse anche troppo. Noi avevamo un comportamento passivo. Eppoi questi avversari: quando giocano contro l'Italia danno sempre l'anima, mentre il giorno dopo tornano normali...".
GIGI DI BIAGIO
"Non era un'amichevole, questo era un derby. Ce l'aspettavamo. Dico la verità: non sembrava di essere in Italia. Il fatto è che decidere di giocare un'amichevole contro la Slovenia a Trieste non è stata una scelta felicissima. La sconfitta ci fa arrabbiare e ci fa arrabbiare ancora di più perché gli sloveni hanno fatto i furbi: s'erano accordati per fare soltanto tre stop per le sostituzioni durante il secondo tempo e invece hanno spezzettato il gioco con tutti quei cambi".