I titolisti si sono scatenati e hanno tirato fuori il peggio (o il meglio) del loro repertorio: Star-Viers, NemBobo Kid, Bobo Bombarda. Ma il calcio vive di queste glorie momentanee, di prime pagine conquistate per un solo gol e senza un po' di esagerazione che gusto ci sarebbe? Christian Vieri poi ha un credito aperto con i giornalisti. Questa estate il suo trasferimento da 90 miliardi dalla Lazio all'Inter ha tenuto alte le tirature nella breve stagione di vacanza agonistica. Ma è stata solo l'ultima puntata delle telenovela dei suoi cambi di squadra: dalla Juventus all'Atletico Madrid, dall'Atletico Madrid alla Lazio e infine alla corte dell'ultimo mecenate del calcio, Massimo Moratti.
La propensione al cambiamento, la natura un po' nomade sembra proprio appartenergli: nato a Bologna, infanzia a Sidney (Australia), a 16 anni il papà lo accompagna a fare provini presso le maggiori società italiane (anche all'Inter, e allora costava qualcosa meno) ma non fa grande impressione. Alla fine approda al Torino ma con una valigia piena di dubbi: "Sono il peggiore, che ci sto a fare qui?", chiede al suo allenatore Sergio Vatta. Ma il ragazzo, come si dice, ha volontà: si allena duro, palleggia per ore e da quel "blocco di marmo" che era (giudizio di Vatta) nasce un capolavoro di potenza atletica veloce.
La stagione '96/'97 con il passaggio alla Juventus è quella della consacrazione. Ma prima Christian ha conosciuto la provincia e le serie minori: Pisa, Ravenna Venezia e Atalanta nel suo curriculum di girovago degli stadi. Fedele alla regola del cambiamento dopo aver vinto lo scudetto e la Coppa Intercontinentale nel 1997 lascia la Juventus per andare a giocare nell'Atletico Madrid. Le ragioni di questo trasferimento in Spagna non sono mai state completamente chiarite ma radio-spogliatoio riferisce di un brutto litigio (male parole e forse anche oltre) con l'allenatore, Marcello Lippi. Adesso i destini del goleador e del tecnico si sono incrociati nuovamente nell'Inter e se tra di loro c'è una vecchia ruggine sono molto bravi a nasconderlo. Nel frattempo Bobo ha conquistato il posto da titolare inamovibile in nazionale (cinque reti in cinque partite ai Mondiali di Francia '98 e una presenza intimidatoria in attacco), ha fatto una stagione alla Lazio e a visto le sue quotazioni crescere senza sosta.
Il suo ingaggio attuale è di 8 miliardi netti all'anno e la Nike lo ha messo sotto contratto per altri 3. Insomma Vieri il 'Canguro' (per la sua permanenza in Australia), Vieri 'El muto' (lo soprannominarono così a Madrid per la sua scarsa loquacità), Vieri il 'Carrozzone' (a Ravenna i tifosi ironizzavano sui suoi movimenti sgraziati) ne ha fatta di strada.
La sua fama si estende ormai anche fuori dal campo da calcio e i cronisti di rosa lo inseguono nelle sue scorribande notturne in discoteca, in compagnia del fidato compagno di nazionale Filippo Inzaghi. Ma lui non fa nulla per apparire simpatico, per vendersi bene. A parte la fama di mercenario che lo accompagna, continua a mostrarsi ruvido e taciturno, scostante e insofferente verso la stampa. Sembra aver capito che c'è solo un luogo e un momento in cui deve dimostrare qualcosa: sul campo quando si tratta di metterla dentro.
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