E' rollercalcio...
I signori del pallone danno la linea. Tecnici, giocatori e tifosi la seguono: il risultato è un'allucinante giornata di rollercalcio. Per fortuna, però, dal letamaio saltano fuori ancora belle storie: come quella di Antonio Di Natale...
Dopo mesi di polemiche e baruffe molto chiazzotte, che hanno portato al clamoroso rinvio di due settimane dell'inizio del campionato (evento accaduto soltanto per la guerra mondiale!), il calcio italiano comincia ufficialmente a rotolare di nuovo. E' un calcio a perdere - soldi, valori, passioni -, ma i padroni del vapore fanno finta di niente. Prima hanno giurato e spergiurato ("Signori, non c'è una lira"), poi hanno fatto ammuina di mercato per settimane, per buttarsi infine in una girandola di scambi e di milioni di euro, alla faccia dell'annunciata recessione, nelle ultime ore utili dello shopping del calciomercato: Ronaldo che se ne va al Real Madrid per una cinquantina di milioni di euro; Crespo che arriva all'Inter orfana del fenomeno ingrato per una ventina; la bandiera della Lazio, Nesta, che finisce al Milan nonostante l'austerity lanciata da Galliani (amministratore delegato della società rossonera e presidente della Lega calcio, con un conflitto d'interessi che sembra essere un tratto ricorrente nel clan di Berlusconi...); Marco di Vaio che lascia il Parma e va alla Juventus.
L'unica rimasta con un pugno di mosche in mano è la Roma di Sensi, incapace di prendersi l'annunciato Davids in rottura prolungata con la Juve, ma anche qui vedrete che alla fine la questione si accomoderà. Perché "Signori non c'è una lira" è stata soltanto l'ennesima farsa recitata in quello scalcinato cabaret che è diventato il calcio italiano. Come dimostra l'intesa raggiunta in extremis tra i club descamisados (quelli senza contratto con la pay tv) e le cosiddette grandi: le otto società ribelli alla fine si sono dovute accontentare di un'elemosina, rinunciando ai roboanti proclami rivoluzionari. Ma la battaglia di Atalanta, Brescia, Chievo, Como, Empoli, Modena, Perugia e Piacenza un piccolo risultato l'ha portato alla causa: facendoci tutti riflettere sul fatto che il campionato lo vincono quasi sempre le grandi, ma che il peperoncino sul piatto calcistico arriva anche grazie alle formazioni di provincia e alle sorprese che da lì ogni anno arrivano (vedi il Chievo della scorsa stagione). Ed è così che grazie a loro la Lega calcio (la Confindustria del pallone) si è trovata a dover fare (e rifare) i conti con una parola che era caduta in disgrazia: mutualità. In pratica, le prime sei squadre per fatturato della serie A hanno accettato di versare un contributo una tantum (vale cioè solo per quest'anno) a favore delle piccole. Si tratta di Milan, Juventus, Inter, Roma che pagheranno un obolo di un milione e 250mila euro a testa, più Lazio e Parma che doneranno alla causa mezzo milione.
Per fortuna, però, il tempo dei gol sta per arrivare. Le chiacchiere da finti pauperisti e da Robin Hood da strapazzo stanno per lasciare il campo alle moviole arroventate, ai complotti arbitrali e, soprattutto, al gioco del calcio. Che ha venduto l'anima al diavolo del business, ma che rimane pur sempre uno sport bellissimo da fare e da vedere. Forse...
LE SQUADRE, SITO PER SITO
Atalanta
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