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L'ARCHIVIO DI CLARENCE CEMPIONS LIG
IL TURNO PRELIMINARE (agosto 2002)
IL PRIMO TURNO: la prima giornata (17-18 settembre 2002); la seconda giornata (24-25 settembre 2002); la terza giornata (1-2 ottobre 2002); la quarta giornata (22-23 ottobre 2002); la quinta giornata (29-30 ottobre 2002); l'ultima giornata (12-13 novembre 2002)
IL SECONDO TURNO: il sorteggio (15 novembre 2002); la prima giornata (26-27 novembre 2002); la seconda giornata (10-11 dicembre 2002); la terza giornata (18-19 febbraio 2003); la quarta giornata (25-26 febbraio 2003); la quinta giornata (11-12 marzo 2003); l'ultima giornata e il sorteggio per i quarti (26 marzo 2003)
I QUARTI DI FINALE: l'andata (8-9 aprile 2003); il ritorno (22-23 aprile 2003)
LE SEMIFINALI: l'andata (6-7 maggio 2003); il ritorno (13-14 maggio 2003)
Real Juve
Trezeguet, Del Piero, Nedved (e Buffon) stendono il Madrid. La Juve stellare in finale. Dove troverà il Milan: e noi l'avevamo detto...
Del Piero esulta dopo il 2-0
Il commento è unanime: alla faccia di Crujff, quello che aveva detto che il calcio italiano manda il pallone nel water. La Juventus raggiunge il Milan a Manchester e, dopo sette anni, consente il ritorno della Champions Cup in Italia (e noi l'avevamo previsto in anticipo...). Ora è soltanto da stabilire se la destinazione del trofeo sarà Torino o Milano. Un'annata straordinaria per il football italiota (se ancora significa qualcosa parlare di calcio italiano: l'euroderby deciso da un ucraino e un nigeriano, mentre i bianconeri piazzano un marcatore italiano tra un francese e un ceko...). Però è un'annata straordinaria anzitutto per la Juventus più stagna e arcigna degli ultimi dieci anni: 27° scudetto incassato e, ora, la possibilità di un bis straordinario, grazie al viaggio a Manchester. Dove troverà l'allenatore che ha fatto da parentesi ai due cicli Lippi, quel faccione di Carlo Ancelotti. Impossibile prevedere che finale sarà: se noiosa e bloccata o spettacolare. Come è stato spettacolare il match di ierisera: Real schiantato, manovra complessa ma armonica, agonismo superbo, esecuzioni dei solisti da togliere il fiato - una Juve stellare.
Imprevedibile alla vigilia non tanto l'esito (anche se tre gol al Real erano davvero un'eventualità da considerarsi pressoché remota), quanto la modalità con cui l'esito è stato raggiunto. È stata una partita bellissima. L'organizzazione di gioco juventino, che ha contato sul ritorno a centrocampo di Davids e Tacchinardi (una regia impressionante da parte di quest'ultimo), è risultata armonica rispetto al pressing soffocante e quasi senza soluzione di continuità. Dall'altra parte, il Real ha pagato lo stato di forma di alcuni uomini chiave: Raul reduce da un'appendicectomia, Figo in serata fosca, Ronaldo recuperato all'ultimo, Roberto Carlos vivace sì ma non al meglio. Lo stesso Zidane non stava benissimo, per problemi lombari: però è risultato il migliore dei "merengues" (parola che il cronista Bruno Longhi ha pronunciato con la stessa frequenza con cui invitava a comprare Controcampo).
Si capisce sin dal fischio d'inizio che, rispetto all'andata, è un'altra Juve. Preme il Real nella sua metà campo, lo schiaccia con una manovra avvolgente, a cui partecipano soprattutto Thuram (prestazione superlativa) e Zambrotta. I madridisti sfiorano tuttavia il gol con una bomba su punizione di Roberto Carlos: Buffon dà l'impressione di controllare, al solito l'effetto è a rientrare, Buffon strabiliato, Roberto Carlos impietrito per la rete sfiorata. Ma è dai momenti fondamentali e risolutivi che bisogna cogliere l'emblema di quanto i bianconeri hanno fatto ierisera. Per esempio, il primo gol, al 12°: cross di Nedved dopo un dribbling secco, testa di Del Piero dall'angolo alla destra del portiere, anticipo di Trezeguet che infila in uno spazio largo quanto il pallone, sorprendendo Casillas e due difensori in maglia bianca - una sequenza velocissima, fulminante.
Passata in vantaggio, la Juve si disunisce e subisce il ritorno del Real, che culmina in un'azione surreale, tra errori difensivi in una calma e una lentezza da post-bomba e un vorticare inconsulto di giocatori del Real in piena area bianconera: Guti si ritrova, non sa nemmeno lui se in fuorigioco o meno, solo davanti a Buffon, tira di destro lui che è mancino, Buffon resta immobile, allunga la mano e devia. È la svolta del primo tempo. La squadra di Lippi riprende a macinare gioco e pressing con devastante lena. Del Piero, ispiratissimo, svaria da una parte all'altra del fronte d'attacco, mentre Thuram schianta Roberto Carlos e compie incursioni continue sulla sua fascia di competenza. Quando si sta per andare negli spogliatoi, Del Piero realizza un gol di sopraffina bravura: c'è un lancio lunghissimo, che Ale addomestica con piede piumato all'interno dell'area madrilena; ha davanti a sé Hierro e Salgado, che sconcerta con un fluidissimo pendolare del corpo, prima di infilare alla destra di Casillas con un rasoterra al fulmicotone. 2-0 e fine del primo tempo.
La musica non cambia nella seconda frazione di gioco. Costante pressione dei bianconeri, Del Piero scatenato (soprattutto sul piano atletico), Zambrotta incontenibile, Nedved libero da marcature strette. Il Real Madrid, privo della diga e del perno che di solito garantisce Makelele, sembra ko - almeno fino all'ingresso di Ronaldo, fischiatissimo dal pubblico presente al Delle Alpi. Si vede subito che qualcosa cambia: la Juve si contrae, il Fenomeno fa paura. È proprio Ronaldo, alla prima palla toccata, a segnare il momento chiave della partita: fora in affondo la difesa juventina, resta solo in velocità davanti a Buffon, prima di crollare per un fallo da tergo da parte di Montero. Rigore. Se il Real pareggia (siamo al quarto d'ora della ripresa), riapre la partita, garantendosi i supplementari. Batte il penalty Figo (finora annullato da un Birindelli in stato di grazia): cincischia, si arresta due volte nella rincorsa, tira fiacco e non angolato, Buffon si esalta e respinge. Il rigore fallito è una botta tremenda per la squadra di Del Bosque, marmorizzato in panchina con tanto di pappagorgia pietrificata anch'essa. La Juve riprende ad avanzare a folate, pericolosissime. Del Piero è efficace perfino di testa, ma è Nedved a siglare il terzo gol, involandosi solitario verso Casillas, lanciato da una parabola ficcante di Zambrotta: corsa selvaggia, tiro imprendibile per il portierone spagnolo. 3-0.
Nedved in lacrime dopo l'ammonizioneLa Juve fa accademia, ora. Nedved e Del Piero (Trezeguet è uscito alla mezz'ora, due minuti dopo il gol, per Camoranesi) tengono il pallone lontano dall'area juventina. Al 37°, arriva la mazzata per Lippi e i suoi: una mazzata per la finale. C'è un fallo, veniale e causato dalla trance agoinistica, che Nedved commette da dietro in pieno centrocampo su McManaman: l'arbitro Meier (perfetto il suo operato) ammonisce il giocatore ceko che, già diffidato, salterà la partita di Manchester, quella finale che voleva a tutti i costi e che tanto aveva contribuito per far sì che la Juve centrasse. E, a un minuto dal termine, Zidane si scuote e compie un mezzo miracolo in area della Juve, infilando alle spalle di Buffon. Cinque minuti di recupero: cinque minuti di panico. Il Real, con un altro gol, conquisterebbe la finale. La Juve, comunque, c'è e riesce ad arrivare indenne al fischio che sancisce il risultato: 3-1, Juve in Inghilterra, real a casa.
Gioia incontenibile di tutti gli juventini, Lippi in testa, che va a giocarsi a Menchester la sua quarta finale di Champions League. Unico pianto, disperatissimo, quello di Nedved: il Milan ha più chance di quanto s'immaginasse prima dell'ammonizione a Pavel. Ma è storia di domani: nella notte torinese brillano gli occhi perfino a quella mummia incartapecorita di Umberto Agnelli.
Comprate Controcampo.
(15 maggio 2003)
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Il sito ufficiale della Juventus JUVENTUS
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