La squadra di Eriksonn passata in vantaggio al 42' del primo tempo su rigore per un fallo commesso da Pochettino su Owen (giustamente fischiato da Collina), ha impostato la partita sul contenimento e sul contropiede: con la barriera del centrocampo e una linea difensiva dove svettavano i due giganti di colore Ferdinand e Campbell, hanno tagliato i rifornimenti alle punte argentine che non sono mai state pericolose. Qualche tiro da fuori area largamente fuori dallo specchio e un colpo di testa questo sì molto pericoloso di Pochettino sono il magro bottino dei ripetuti assalti alla porta di Seaman. Sull'altro versante del campo Beckham e soprattutto Owen hanno tenuto in costante apprensione la difesa avversaria. Oltre ad aver propiziato il rigore la freccia di Liverpool ha colpito un palo e fatto vedere i sorci verdi ai suoi marcatori. La mano di Eriksson si è vista nella maggiore attenzione tattica con cui i giocatori di sua maestà la regina hanno affrontato l'impegno, nella ricerca del fraseggio a centrocampo e del gioco palla a terra. L'Inghilterra non è forse particolarmente bella da vedere ma sarà un osso duro per qualunque avversario. Per l'Argentina valgono le stesse considerazioni fatte per la Francia: tanti campioni ma nella parabola discendente della carriera, l'assenza di un fantasista, di un suggeritore alla Totti (Veron sempre più inaffidabile, Ortega ininfluente come al solito), poca brillantezza fisica. Probabilmente la vittoria con la Nigeria aveva illuso qualche commentatore: la corazzata sudamericana, lenta e impacciata, non è affatto inaffondabile.
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