Il crollo dei campioni del mondo è verticale: 1 punto in 3 partite, nessun gol segnato, ultimo posto nel girone, come l'Arabia, la Cina, l'Ecuadror. A scrivere l'epitaffio per un gruppo glorioso ma ormai stanco e svuotato è stata la Danimarca allenata da Morten Olsen, una squadra di cui si sentirà ancora parlare in questo Mondiale. Il 2-0 finale è forse un risultato eccessivamente severo per i Bleus, che hanno colpito 2 volte i legni della porta avversaria, ma sul piano della organizzazione di gioco la superiorità dei danesi è apparsa sempre netta. Tonici, ordinati, tosti nel pressare e veloci nel ripartire, i nordici hanno messo alle corde i vari Lizarazu, Vieira, Candela, Wiltord, Dugarry ovvero la linea di centrocampo e attacco francese, chiuso in una morsa Trezeguet e ridotto al minimo la pericolosità di Zidane.Il genio di Zizou s'è accesso a sprazzi : al 37' dopo aver recuperato palla ha sfiorato il gol con una tiro da fuori area, in altre occasioni ha suggerito per i compagni con la consueta eleganza, ma il suo tocco non trasformato il rospo in principe. La Francia ci ha messo l'orgoglio e la volontà, ma non ha più trovato la forza e la sicurezza nei propri mezzi. Al contrario della Danimarca, una formazione in ascesa, composta da mastini come Tofting e Helveg, ma anche da gente tecnica e veloce come Rommedahl, l'autore del primo gol al 22' del primo tempo. Lo stato di grazia dei discendenti di Amleto traspare dalla sicurezza e dalla puntualità degli interventi di Laursen, uno che normalmente là dietro fa provare sudori freddi ai tifosi del Milan. Il neo-acquisto rossonero Tomasson in attacco sembra implacabile (quattro gol in tre partite), la palla gira, tutti corrono e accompagnano l'azione: la Danimarca sarà forse una squadra operaria ma molto solida e concreta, di quelle che possono arrivare lontano.
La Francia ha avuto sfortuna in queste tre partite: prima l'infortunio a Zidane, poi i pali e le traverse in serie. Ma ci sono anche delle colpe; quella classica dell'allenatore che ha vinto molto con un gruppo e non capisce che è arrivato il momento di voltare pagina, quella più grave di far giocare Dugarry e Djorkaeff, giocatori ininfluenti anche nei loro momenti migliori, quelle di Trezeguet che se non segna scompare del tutto dal campo. Resta un rammarico, di tipo estetico per così dire: questi Mondiali perdono l'artista più grande che ci sia in circolazione, l'unico giocatore dotato di super-poteri, quel Zinedine Zidane che probabilmente non vedremo più su questa ribalta tra quattro anni.
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