La Germania vendica l'Italia e la Spagna e mette fine ai sogni mondiali della Corea. E questa volta non c'è stato arbitro o guardalinee che tenesse. Il fischietto svizzero Meier non ha fatto sconti o regali ai "diavoli rossi", che sono apparsi per quello che sono: una squadra volenterosa ma modesta. L'unico occasione per segnare i padroni di casa l'hanno avuta al 7' del primo tempo, ma Kahn si è allungato in un tuffo tanto plastico quanto efficace e ha salvato la propria porta. Il quadro tattico della gara è stato chiaro fin dall'inizio: Germania in avanti alla ricerca del cross per le sue torri e Corea sulla difensiva, pronta a ripartire in velocità. Se il copione era questo, l'interpretazione degli attori non è stata certo da Oscar, anzi. Poca tecnica, poche occasioni, poco spettacolo. I tedeschi hanno confermato i limiti e le qualità che conoscevamo: forti fisicamente, organizzati, solidi ma senza fantasia, senza veri fuoriclasse. A risolvere il match ci ha pensato il più estroso dei panzer, Ballack, che però mancherà dalla finale perché ammonito nel secondo tempo.
La Corea, esaurito il bonus concesso dalla Fifa, ha interpretato la partita con una certo acume tattico: tutti dentro la propria metà campo, pronti a conquistare palla e a lanciarsi in contropiede. Hiddink, conscio di essere più debole, più che all'olandese ha giocato all'italiana. Forse calcolava di arrivare ai supplementari o ai rigori e di piazzare lì la stoccata decisiva. Ma questa volta la fortuna e i santi in paradiso non l'hanno aiutato. Per la Germania è la sesta finale mondiale nella storia, un risultato che nessuno osservatore riteneva possibile venti giorni fa. Ma nessuno poteva nemmeno immaginare che gli avversari da battere dagli ottavi in poi fossero Paraguay, Stati Uniti e Corea del Sud, superati sempre con un golletto striminzito. Evidentemente i tedeschi sono cresciuti strada facendo, ma è altrettanto vero che le altre grandi si sono squagliate in men che non si dica al Sol Levante.
Le speranze dei buongustai del calcio si appuntano sulla semifinale di domani tra Brasile e Turchia, le squadre che insieme a Senegal e Stati Uniti hanno fatto vedere il calcio migliore. Dare favorito il Brasile è d'obbligo, ma Hasan Sas e compagni giocheranno alla morte. Per avere notizie su quello che è capace di fare una squadra turca motivata e incazzata, basta chiedere alla Roma: il clan del Galatasaray che all'Olimpico ha pareggiato e rissato con i giallorossi è lo stesso che comanda in nazionale. Tanto per gradire il difensore Alpay ha fatto sapere di ritenere Rivaldo "un buffone, un ciarlatano", e gli ha fatto una simpatica promessa: "Ora regoleremo i conti". L'agonismo, almeno quello, domani non dovrebbe mancare.
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