Peccato solo che una finale così sia una manna per Blatter e i suoi complici, il perfetto colpo di spugna per cancellare gli "affari sporchi" della Fifa. Solo Germania-Brasile poteva bruciare tutte le scorie di un Mondiale brutto sporco e offensivo per come si sono svolte certe vicende che hanno interessato, ad esempio, Italia, Spagna e Corea. Il salvagente ai trafficoni che hanno venduto e comprato l'edizione 2002 lo offre un partita mitica, dalla doppia attrattiva perché capace di unire al fascino della tradizione quella dell'inedito: le coppe conquistate (quattro per i verdeoro, tre per i bianchi di Germania), i grandi campioni del passato (Pelè, Beckembauer) le differenti scuole calcistiche e nessun precedente, nessuno confronto diretto nella storia della World Cup.
Un match che viene facile definire stellare, del secolo, straordinario e via dicendo, probabilmente con più ragione di altre volte, ma con il sospetto che sia l'effetto speciale preparato a tavolino dalla banda Blatter per mascherare un copione scadente e riconquistare l'audience planetaria.
Il Brasile parte favorito: ha un attacco micidiale (Ronaldo, Rivaldo Ronaldinho), un centrocampo robusto e una difesa ineffabile. Lucio, Roque Junior e Edmilson possono giocare alla grande per 89 minuti e poi perdere un pallone decisivo per eccesso di confidenza o distrazione. I centrali di centrocampo, Gilberto Siva e Kleberson, sono l'equivalente di Di Biagio e Zanetti nell'Italia. Quello che manca alla nostra nazionale sono due uomini di fascia come Cafu e Roberto Carlos. In avanti Rivaldo ha il compito di inventare calcio, un po' per sé un po' per gli altri; quello che ci si aspettava da Totti ma che raramente si è visto. Messa così sembrerebbe che Scolari abbia copiato Trapattoni, ma quello che il nostro ct non potrà mai condividere e praticare è la mentalità della grande nazionale sudamericana. Che significa giocare sempre la palla, imporre il proprio gioco, pochi tatticismi e molta sicurezza nei propri mezzi. Forse con un esempio ci spieghiamo meglio: esce Ronaldo ed entra Luizao, un altro attaccante, mica Gattuso.
Su questo superiority complex dei brasiliani, che a volta sfocia nel narcisismo, conta molto la Germania. La squadra di Voeller, privata per squalifica di Ballack, l'uomo più creativo, farà quadrato e cercherà di approfittare delle occasioni che il Brasile le offrirà. Pensiamo a punizioni, calci d'angolo e contropiedi, dove la presenza atletica dell'undici teutonico si farà sentire. L'ultimo baluardo sarà Kahn, uno con la testa e le mani giuste per le partite che contano.
I due tecnici Scolari e Voeller erano partiti per questa avventura circondati dalle critiche e dallo scetticismo. Hanno avuto fortuna, ma anche la capacità di puntare su una formazione e un assetto di gioco definiti, indipendentemente dagli avversari del momento. Trapattoni è arrivato in Oriente con la critica e i pronostici dalla sua, ha cambiato molto puntando su una squadra a geometria variabile sempre in funzione dell'avversario e del risultato utile. Arbitraggi a parte, si è visto chi ha avuto ragione.
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