Brasile campione con due gol di Ronaldo: la conclusione del Mondiale di Corea e Giappone è perfetta. Anche troppo. Fa felice i predoni della Fifa che da questa vittoria, meritata e pulita, recuperano credibilità e innocenza, fa guadagnare la più grande multinazionale del calcio, la Nike, sponsor maximo della Selecao, permette a tutti gli appassionati di football del pianeta (tedeschi a parte) di esultare. Il tronfo del Brasile non scontenta nessuno, neanche i critici. Avesse vinto la Germania, sarebbero iniziate le giaculatorie sulla morte della fantasia e della tecnica, i lamenti e i processi sul dominio del gioco muscolare che "uccide lo spettacolo".
Quale migliore soluzione, happy end più perfetta, di quella visto ieri ad Yokohama: il campione sfortunato, sofferente, dato per finito che rinasce e porta alla vittoria la sua squadra a quattro anni dal misterioso tracollo della finale di Parigi?
Il calcio con il Brasile campione riceve una boccata di ossigeno e tutti si rallegrano delle migliorate condizioni di salute di questo grande malato. Ma più che di vera gioia la sensazione è di sollievo, di scampato pericolo: c'era il rischio che vincessero la Corea o la Turchia.
La prima sfida mondiale tra Brasile e Germania ha seguito il copione scritto dai rispettivi tecnici, in linea con l'esperienza e le soluzioni tattiche sperimentate finora nel torneo. Voeller ha cercato di imbrigliare i sudamericani con la difesa alta e un trattamento personalizzato per Cafu e Roberto Carlos, i due stantuffi di fascia del centrocampo brasiliano. Per tutto il primo tempo il piano ha avuto anche successo; i bianchi potevano perfino vantare una certa supremazia territoriale. Ma è basto che i tedeschi negli ultimi quattro minuti mollassero leggermente la presa per vedere una traversa di Kleberson e una occasione clamorosa fallita da Ronaldo. Al 22' della ripresa il pressing brasiliano ha permesso a Rivaldo, fino a quel momento ectoplasmatico, di battere di sinistro dal limite dell'area. Il tiro, forte ma centrale, è rimbalzato sull'erba e poi sul petto di Kahn, il portiere che qualcuno aveva frettolosamente nominato come "migliore del mondo". Sul rimpallo si è buttato Ronaldo che non ha avuto difficoltà a segnare il suo settimo gol in questi Mondiali.
Il gol ha piegato le ginocchia ai panzer: stavano ancora cercando di riprendersi quando al 34' è arrivato il colpo del ko. Azione di contropiede che si sviluppa sulla destra, cross rasoterra, velo di Rivaldo; Ronaldo ha potuto controllare, entrare in area e battere ancora Kahn con un preciso destro a fil di palo. Alla reazione disperata della Germania si è poi opposto Marcos, che ha deviato sul palo una conclusione di Bierhoff.
La vittoria della Selecao in questa come in precedenti partite è stata meritata ma sofferta. Le giocate dei singoli e una grande controllo sull'incontro, che è cosa diversa dal dominio, sono state le armi che hanno permesso al Brasile di conquistare il quinto titolo nella storia dei Mondiali. I match-winner tra i verdeoro sono stati Ronaldo e Rivaldo, ma altrettanto fondamentali ci sono apparsi Kleberson a centrocampo e il portiere Marcos. Sei primi sono stati la lancia dei campioni del mondo, i secondi hanno funzionato da scudo.
Per la Germania sconfitta vale lo stesso discorso di sempre: squadra solida, non bella da vedere, ma di grande consistenza fisica e mentale. In pratica un corazzata. Con questo patrimonio genetico i tedeschi hanno alzato tre volte la Coppa del Mondo e stavolta ci sono andati molto vicino. Non sono nemmeno stati fortunati: la squalifica di Ballack per la finale e alcune occasioni mancate fanno ritenere che la Dea Bendata non li abbia guardati con particolare favore.
A questo punto si potrebbe concludere con il classico "Tutto è bene quel che finisce bene". Ma purtroppo non riusciamo a levarci dalla mente i due cattivi della fiaba: la Volpe Blatter e il Gatto Trapattoni (che questa volta è finito, lui, nel sacco).
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