Bollettino nippo-coreano per chi non ha nient'altro da tifare
Guerra di maghi dietro Francia-Senegal, il match inaugurale di Giappone
2002. Dopo l'incidente che ha neutralizzato Zinedine Zidane, propiziato da
uno stregone senegalese, i Bleus hanno sollecitato un analogo intervento
del druido Panoramix, ma per ora il sacerdote celta è solo riuscito a far
spuntare un orzaiolo al terzo portiere del Senegal, Sylva. «Non è colpa mia
- si è giustificato il druido - in mancanza di vischio fresco, introvabile
in giugno, ho dovuto usare quello congelato». Più subdola di nandrolone e
integratori, potrebbe essere la magia a dare una marcia in più a molte
squadre: la Russia è assistita dal celebre monaco Rasputin, gli Usa si
avvalgono dello sciamano Sioux Sfiga-che-cammina, mentre l'allenatore
dell'Arabia Saudita non si separa mai da una misteriosa lampada ricoperta
di polvere. Ma il più temuto è Mbongo Tukambezi, stregone ufficiale del
Sudafrica, noto per un rito infallibile, il «Kambalayamba», che in lingua
Zulu significa «mazzetta all'arbitro».
Urgono spettatori per Uruguay-Danimarca, l'altra partita del girone A in
programma sabato. Nessun tifoso dei rispettivi paesi si è mosso per vedere
la propria nazionale, e l'organizzazione giapponese, per salvare le
apparenze, si prepara a riempire gli spalti di sagome in cartone. L'idea ha
entusiasmato i giocatori scandinavi: «Tanto di guadagnato: gli spettatori
di cartone sono molto più calorosi di un pubblico di danesi veri».
Le accuse di malversazione e corruzione non hanno impedito a Sepp Blatter
di ottenere la riconferma al vertice della Fifa. «Grazie a tutti - ha
commentato Blatter - per avermi assicurato la pagnotta ancora per qualche
anno. L'unica altra carica disponibile al mondo per malversatori e
corruttori conclamati è la presidenza del Consiglio italiano, ma si
libererà solo nel 2006».
Protesta ufficiale dell'Ente Protezione Felini di Sendai contro la nostra
Nazionale. Sembra che il pubblico giapponese abbia interpretato il motto
favorito di Trapattoni, «non dire gatto se non l'hai nel sacco», come un
tipico rituale propiziatorio italico, scatenando una vera e propria caccia
al micio. Il cittì azzurro ogni giorno viene attorniato da nugoli di fan
nipponici che gridano «gatto» agitando sacchi da cui provengono miagolii
furibondi, e al pronto soccorso si presentano centinaia di poveracci con il
volto deturpato dai graffi.
E' sicuro: lunedì Alex Del Piero giocherà per novanta minuti. Resta da
stabilire se a calcio contro l'Ecuador, o a Tomb Raider con la Playstation
in albergo. Pippo Inzaghi assicura che il ginocchio non gli fa più male, e
quelle che fa appena mette il piede a terra non sono smorfie di dolore, ma
una ginnastica facciale antirughe insegnatagli dalla cognata Alessia
Marcuzzi.
Il clima umido ha messo nei guai gli azzurri nella scelta della tenuta per
gli allenamenti: al loro equipaggiamento, che prevedeva solo scarpette da
asciutto e da bagnato, si è dovuto aggiungere un paio di pinne.
L'organizzazione assicura che il ritiro degli azzurri è situato nella zona
più asciutta dell'isola di Honshu: se i camerieri del Royal Palace sono
piccoletti dal colorito verdastro, hanno occhi sporgenti e si esprimono con
sgradevoli «croaak» è solo un caso.
Totti: «Con l'Ecuador sarò all'80 per cento della forma». Allarmato dalla
dichiarazione del capitano della Roma, un gruppo di matematici ha messo
sull'avviso il Trap: «Un trequartista ai quattro quinti della forma,
calcoli alla mano, dà come risultato un seidecimista o trequintista, un
ruolo inedito che sarebbe rischioso sperimentare proprio al debutto con
l'imprevedibile Ecuador». Se poi entro lunedì Totti dovesse recuperare i
90-95 centesimi della forma, sarebbe costretto a giocare da
ventisettequarantesimista o, peggio ancora, da
duecentottantacinquequattrocentesimista, disorientando ulteriormente i
compagni.
Azzurri assediati dalle ammiratrici: non possono muovere un passo fuori dal
Royal Palace senza venir sopraffatti da orde di ragazzine. Le più
intraprendenti sono state convocate da Trapattoni per uno stage: «Marcano a
uomo che è una meraviglia. Cannavaro e Gattuso possono imparare molto da
loro».
Delusioni a non finire per Roberto Baggio. Scartato dalla Nazionale di
Trapattoni, non potrà nemmeno vivere il Mondiale, come si riprometteva, da
spettatore tivù: il suo nome non compare nella lista dei 43.768.092
telespettatori italiani previsti per il campionato nippo-coreano. Colpa di
una persistente raucedine che impedirebbe a Codino di gridare «goool» con
la necessaria veemenza, e di una lesione ai legamenti del suo televisore,
due handicap che hanno persuaso la Federazione Italiana Tifosi Televisivi a
preferirgli uno spettatore più giovane e meglio telemunito. Baggio,
accettando sportivamente anche questo ennesimo ostracismo, ha annunciato
che durante le partite degli azzurri si consolerà con una cena in famiglia.
«Piano - ha subito replicato mamma Baggio -. Bisognerà vedere se Roberto è
fisicamente in condizione e se rientra nello schema di cena che ho
intenzione di applicare. Altrimenti non lo convoco nemmeno io».