Bollettino nippo-coreano per chi non ha nient'altro da tifare
Vittoria! Nella spettacolare cornice dello stadio di Daejeon si è
realizzato un sogno che finora era sembrato impossibile: il guardalinee ha
convalidato un gol regolare all'Italia. Poi la Corea ne ha fatti altri due
e ci ha sbattuto fuori dai Mondiali, ma sono cose che capitano, specie se
l'arbitro all'inizio della partita viene informato che tutta la sua
famiglia in Ecuador è in ostaggio di un feroce serial-killer coreano.
«Parlerò al ritorno in Italia», è stato il sibillino commento di Carraro,
prima di partire da Daejeon per un giro del mondo in pattini a rotelle che
lo terrà lontano dal nostro paese almeno cinque anni. Ora non ci resta che
tifare per l'unico italiano che sarà in campo fino alla fine: l'arbitro
Collina. Vivo apprezzamento per la perfetta pronuncia dei cognomi dei
giocatori coreani sfoggiata da Bruno Pizzul nella telecronaca del match.
Esercizi di fonetica? «No - confessa l'erede di Martellini -, un attacco
incontrollabile di singhiozzo».
Pak Doo Ik: chi era costui? Interpellato prima della partita a proposito
del leggendario coreano artefice della sconfitta italiana nel '66, Gattuso
non aveva saputo rispondere. Non è che citando a Gattuso Beethoven, Cavour
o Leonardo da Vinci si otterrebbe molto di più, ma è vero che gli azzurri
non si sono lasciati intimidire dal triste precedente di trentasei anni fa.
«La Nazionale fu rimandata a casa da un dentista? - ha osservato Maldini -
Si vede che l'infermiera aveva sbagliato a prendergli l'appuntamento».
Cragnotti ai ferri corti con la Figc sul caso Nesta, sottoposto alle
proibitissime infiltrazioni per l'infortunio al piede. «Io ve l'avevo
prestato e voi me l'avete sciupato - protesta il patron della Lazio,
sventolando la garanzia -, o lo aggiustate o me ne restituite uno uguale».
Il difensore ancora stamattina aspettava di vedere come avrebbe risposto il
suo piede: purtroppo l'arto offeso ha risposto con una sfilza di bestemmie
irripetibili, costringendo il pio Trap a lasciare Nesta in panchina e a
multare il suo piede per comportamento irriguardoso.
Battuto dalla Turchia, torna a casa anche il Giappone. Nakata e compagni
hanno cercato inutilmente di spiegare che casa loro è il Giappone, ma la
Federcalcio nipponica non ha sentito ragioni e ha congedato Troussier
invitandolo a riportarsi in Francia anche la squadra: «Per quel che valgono
questi sfaticati, può anche tenerseli, glieli regaliamo». Imbarazzo durante
la conferenza-stampa dopo il match: i giocatori giapponesi battuti sono
stati colti dalla sindrome di Rashomon e hanno dato della partita undici
versioni contraddittorie.
L'analogia Senegal-Chievo non è solo una spiritosa trovata giornalistica.
Proprio come Verona, anche il paese africano ha due nazionali: oltre a
quella di Bouba Diop, c'è lo Hellas Senegal, formato da bianchi purosangue,
discendenti dei coloni francesi, e noto per le tendenze razziste e
nazistoidi dei suoi sostenitori. «Sono innocui - assicurano le autorità
senegalesi - e poi, poveretti, vengono regolarmente provocati: qui in
Africa, appena un calciatore bianco tocca palla, il pubblico grida "buh
buh"».