Si chiama così perché è la croce della sua nazionale. La stampa di mezzo mondo ci aveva rivenduto Ulises de la Cruz come la peggior minaccia per gli "azzurri", come il difensore di ferro, il macinatotti-vieri che ci avrebbe fatto vedere i sorci verdi. L'unica pantegana in campo, invece, è stato lui. Durante i primi trenta minuti di Italia-Ecuador, Ulises ha cercato di dare il meglio di sé, correndo come un ossesso da una parte all'altra del Sapporo Dome senza toccare un pallone che fosse uno. "E che me ne fregava del pallone! - ha esclamato il giocatore a fine partita - il dietologo mi ha ordinato di dimagrire, e così devo correre per almeno cinque km al giorno". Peccato che, nel secondo tempo, Ulises si sia spompato del tutto e abbia trascorso la ripresa della partita a guardare le ragazze pon pon che saltellavano a bordo campo. "Sembra Ulisse che sbava davanti alle sirene", pare abbia commentato (ovviamente ad alta voce) un preoccupato Trapattoni. Eppure sulla carta i numeri per sfondare De La Cruz ce li aveva senz'altro. Come terzino sinistro ha fatto parte della formazione della Coppa America dello scorso anno, per poi essere acquistato per 700.000 sterline dall' Hibernian, club scozzese di Premier League. In una recente dichiarazione ha fatto sapere alla stampa di essere pronto a sbalordire il pubblico internazionale giocando con l'Ecuador. "Il nostro sì che è un vero dream team, ed io sono il suo degno capitano. Pensate che riesco ad addormentarmi in mezzo al campo dopo soli cinque minuti di gioco".