Passano gli anni. Passano i decenni. Cambiano le panchine. Ma Giovanni Trapattoni, in arte il Trap, non cambia. C'è da giocare l'esordio dei mondiali contro l'Ecuador? Ecco che il signor nessuno Ulisses de la Cruz diventa meglio 'e Pelè, obbligando l'Italia a mutare formazione per fermare quel presunto iraddiddio. Ma al Trap va bene, gli azzurri vincono senza alcuna fatica e sono peana assortiti. I critici? Zitti e Mosca, il vero sport nazionale è salire sul carro del vincitore. Peccato però che il bis gli sia andato storto. Con la Croazia, infatti, Trapattoni fa melina per giorni, garantendoci una squadra più offensiva, con Inzaghi in campo al fianco di Vieri e Totti nel suo ruolo di trequartista. O numero dieci. O "panda", categoria da tutelare prima che si estingua definitivamente. Solo che quella del Trap è una finta: al fischio d'inizio l'Italia si schiera con una sola vera punta, mostrando di temere pure l'intemibile Croazia. I vecchietti dell'ospizio gestito dal ct Jozic non credono ai loro occhi, tanto che ci mettono una ventina di minuti a capire che quelli che hanno davanti sono davvero gli azzurri. Piano piano si concretizza il patatrac. E il Trap cosa fa? Nulla. Anzi, fa scaldare Di Livio e Coco, fino a quando i croati non ci rifilano pure il secondo gol. A quel punto il soldatino Di Livio si siede in panchina e Trapattoni fa entrare finalmente Inzaghi. Ma è troppo tardi per recuperare almeno il pareggio. E anche per evitare a Trapattoni Giovanni, in arte il Trap, il premio per la pippa del giorno.