Nome: MARCELO BIELSA Squadra: ARGENTINA
Si è seduto sulla panchina della seleccion quattro anni fa. Per poterlo avere, la potente Afa (la federcalcio argentina) fece addirittura la fila, visto che Marcelo Bielsa all'epoca era il tecnico dell'Espanyol di Barcellona. Ma l'ex scarso difensore diventato allenatore a 27 anni doveva essere il fenomeno che avrebbe riportato Veron (e Batistuta, e Crespo, e Kily Gonzalez e Ortega ecc... ecc...) in cima al mondo. Tutto è filato liscio, o quasi, fino a questi mondiali. Bielsa ha guidato la sua squadra a una trionfale marcia d'avvicinamento, con uno score di 13 vittorie, 4 pareggi e una sola sconfitta nelle qualificazioni sudamericane. E il favore dei bookmaker che la davano favorita per la vittoria finale. Invece, il buon Marcelino deve essersi calato troppo nella parte: convinto di essere davvero un fenomeno, uno stratega che nemmeno von Clausewitz, ha messo in campo formazioni sbagliate a raffica. Soprattutto, ha puntato su Batistuta come unica punta. L'ex re leone ha confermato urbi et orbi che di regale gli è rimasta soltanto la criniera, ma Bielsa non ha fatto una piega: l'ha schierato e rischierato sempre titolare, pure oggi nel match decisivo contro la quadratissima Svezia. L'ha tolto nella ripresa, per mettere al suo posto Crespo, e anche nei più malfamati bar di Buenos Aires si saranno chiesti quale fosse la consistenza dei neuroni di Bielsa. Non sarebbe stato il caso di provare a giocare con entrambi in campo, visto che da soli i due non sono riusciti a produrre un attaccante decente? Ma Marcelino ha tenuto duro, è stato coerente fino in fondo. E a fondo ha portato l'Argentina. Che ora gli urla in coro: datti al pane e vino, caro il nostro Marcelino!