Il campionato mondiale della classe 500 è finito al sesto giro del Gp del Giappone, quando Max Biaggi è partito per la tangente mentre affrontava una curva a 180 km/h. Una scivolata quella del pilota romano molto simile alle altre due che gli erano capitate ultimamente, ma questa volta i danni alla moto non gli hanno consentito di proseguire. Tre cadute nelle ultime quattro gare: con questo bilancio il Corsaro della Yamaha ha consegnato il titolo a Valentino Rossi, abilissimo anche ieri nel giocare al gatto col topo. Già perché il giovane signore delle due ruote ha capito che gli sarebe bastato stare dietro al rivale e aspettare. Biaggi ha puntato tutto su una ruota da 17 pollici (che consente migliori performance ma si degrada molto presto) e su una partenza razzo. Voleva scavare un solco tra sé e gli inseguitori per poi resistere nel finale di gara. Ma Valentino gli si è accodato, lo ha costretto a forzare, a entrare velocissimo in quella curva. Troppo veloce.
Poi si è trattato di amministrare il vantaggio, restare concentrati e tenere a distanza Alex Barros, un pilota tosto e intelligente, per conquistare l'ottava vittoria della stagione (su tredici gare) e praticamente il titolo mondiale. Ora gli basta un ottavo posto nelle prossime tre gare per ottenere anche il conforto della matematica, ma già da ora non ci sono più dubbi: a 19 anni dall'impresa di Franco Uncini, la classe 500 laurea campione un italiano, un ventiduenne nato a Tavullia.
Valentino ha dominato la stagione grazie al talento, a una moto superiore e a una forza mentale impressionante, paragonabile a quella dei grandi campioni nel pieno della maturità. Il suo rivale Max Biaggi ha perso male, non tanto per quello che ha fatto in pista (anche se le ultime cadute sono la spia di una fragilità psicologica e mancanza di lucidità nel pilota romano), quanto piuttosto per l'insistenza del cercare giustificazioni e autoassoluzioni. Il gap tecnico tra la Honda e la Yamaha c'è di sicuro, ma non si può utilizzare all'infinito questo argomento o peggio ancora suggerire che le vittorie sono sempre merito tuo, mentre le sconfitte vanno imputate al team, alla moto, al destino cinico e baro. C'è una parola assente nel vocabolario di Biaggi: autocritica. Forse qualcuno dovrebbe spiegargliene il significato e il valore, anche terapeutico. Nella gara delle 250 si sono vissuti momenti di paura, quando Melandri al 6° giro è caduto venendo investito in pieno da Katoh che lo seguiva. Fortunatamente entrambi i piloti se la sono cavata con pochi danni, ma nelle fasi drammatiche successive all'incidente il significato agonistico della gara è passato in secondo piano. Alla fine ha vinto Harada che si è riavvicinato a Katoh: 24 punti però sono ancora molti, forse troppi per sperare in un sorpasso sul filo di lana.
In 125 continua l'altalena in vetta: la caduta di Elias ha rilanciato Manuel Pogiali che con il secondo posto di ieri è balzato al primo posto in classifica con 12 punti di vantaggio sullo spagnolo. A tre gare dalla fine non sono un vantaggio da poco.
Tutto sul GP del Giappone I risultati delle prove e della gara, le dichiarazioni dei piloti, immagini, commenti e notizie dal circuito di Motegi.
I piloti: i protagonisti dela stagione classe per classe.
I circuiti: informazioni tecniche e virtual tour su tutte le piste delle gare.
Umbrella girls: pin up ai box, modelle del circo dele due ruote.
TUTTI I GRAN PREMI
L'andamento, i commenti, gli eventi e le classifiche di tutte le gare disputate:
Sedici Gran Premi, copertura televisiva da parte della Rai e di Eurosport su satellite (anche le prove), si comincia domenica 8 aprile in Giappone per finire il 3 novembre in Brasile. In realtà ogni volta le gare sono tre, una per categoria: dai venti ai trenta giri a seconda del circuito e della cilindrata. La tappa italiana è quella del Mugello il 3 giugno.
I circuiti del Motomondiale
I PILOTI
L'eterna controversia tra gli accademici dei motori se conti di più l'uomo o la macchina, non è mai stata troppo attuale tra i biker. La mano, ma anche il sedere, il fegato e molte altri organi del corpo del pilota nel mondo delle corse su due ruote contano più degli ingegneri e dei meccanici. I top driver ovviamente hanno i mezzi migliori, ma tra le moto ufficiali la differenza sta nel manico. Cioè nel signore che sale su un aggeggio da 200 cavalli.
I protagonisti