Ha vinto il suo quarto titolo mondiale con una facilità disarmante, con una leggerezza insostenibile, almeno per gli avversari: dieci volte primo su dodici gare, una volta secondo, un unico ritiro per colpa di una gomma squagliata. Ma quello che impressiona in Valentino Rossi non è il fatto che vince molto, quasi sempre: è soprattutto il modo in cui lo fa. Ogni pilota del Motomondiale ha una dote precipua, una qualità sviluppata al massimo grado: per Biaggi è la fluidità e la pulizia di guida, per Capirossi la grinta, McCoy ha il master in derapata, Gibernau e Checa sono degli assi sul bagnato. C'è chi fa della regolarità il suo punto di forza, ci sono centauri molto bravi nella messa a punto del mezzo, alcuni sono spettacolari, altri tattici e così via. Rossi è la sintesi, il distillato purissimo di tutti questi requisiti e abilità insieme. Lo si è visto una volta di più nel GP del Brasile. Per vincere il titolo nella pista allagata di Rio ha preso sembianze anfibie, lasciato e ripreso il comando con una visione lucidissima di quali rischi erano tollerabili, dato spettacolo con derapate e controsterzi tra le pozzanghere. Terminazioni nervose finissime simili a quelle del torero o dell'acrobata gli hanno sempre fornito la percezione esatta del limite, esperienza e istinto lo hanno guidato nelle nuvole d'acqua nebulizzata, il computer di bordo, residente nel lobo frontale, calcolava tempi e distacchi dagli avversari. Non poteva finire diversamente.
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Sedici Gran Premi, copertura televisiva da parte di Italia 1 e di Eurosport su satellite, si comincia domenica 7 aprile in Giappone per finire il 3 novembre a Valencia. Tracciati, caratteristiche e filmati onboard per tutte le piste del motomondiale.
I circuiti del Motomondiale
I PILOTI
I protagonisti della stagione, classe per classe, in una disciplina dove l'elettronica non è ancora arrivata e quelli bravi si risconoscono subito. Il che non vuol dire che i piloti ufficiali non dispongano dei mezzi migliori, ma che a certi livelli la differenza sta nel manico. Ovvero nel signore in sella a un mostro da oltre 200 cavalli.
I protagonisti
ITALIAN TEAM
VALENTINO ROSSI
Ovvero l'insostenibile leggerezza del talento. Dal suo esordio nel Motomondiale nel 1996 a 17 anni, passando per i titoli mondiali vinti nel 1997 (125) e 1999 (250) e 2001 (500), l'enfant prodige delle due ruote nostante la fama e i successi (47 GP vinti) non ha perso la sua vena giocosa, goliardica e un po' folle. A 23 anni ha già scalato l'Olimpo, tanto che viene naturale confrontarlo con i mostri sacri del passato, tipo Doohan e Agostini. Ha un posto prenotato nella storia del motociclismo con relativa condanna a vincere sempre.
MAX BIAGGI Imbattibile e perfino arrogante dominatore della classe 250 (quattro titoli consecutivi dal '94 al '97) quando nel 1998 passò alla 500 sembrava destinato a destini imperiali. Colpa della moto, di un carattere difficile o della sorte, le cose sono andate meno bene del previsto. Convinto di essere il numero uno soffre terribilmente per i successi del rivale più giovane. Modestia e capacità autocritica zero, talento e coraggio da vendere, deve ancora dimostrare di essere un campione per tutte le classi.
LORIS CAPIROSSI È da più di dieci anni sulla breccia e senza guardare la carta d'identità potrebbe essere considerato l'anziano del terzetto. In realtà ha solo 29 anni ed è più giovane di Max Biaggi. Il fatto è che a 17 anni era già campione del mondo delle 125. Ha trasferito poi nelle altre categorie il suo temperamento da combattente, la fama di pilota duro, cattivo, con "il pelo", come si dice in gergo. Il suo cruccio è di avere avuto raramente la moto migliore, ma si è tolto comunque delle belle soddisfazioni.