La vecchia definizione Hemingwayana del coraggio come "grazia sotto pressione" sembra tagliata perfettamente sul 23enne di Tavullia, a cui fanno gioco anche altre qualità oltre a quelle di guida: il carattere estroverso, la naturalezza di fronte alle telecamere, la goliardia e la verve degli sketch preparati insieme al clan degli amici-tifosi. Si può essere essere vincenti e noiosi come Schumacher, oppure brillanti come Valentino; con lui lo show continua anche dopo la bandiera a scacchi.
La simpatia, lo stile un po' naif, il look trasandato, l'aria da ragazzo sveglio ma uguale a tanti altri hanno fatto di Valentino un testimonial perfetto, un katerpillar pubblicitario. Fama, denaro e gloria mediatica lo hanno raggiunto ma non rammollito. Fede assoluta nei propri mezzi e nella propria indiscutibile superiorità, concentrazione ferrea e difesa della privacy sono gli anticorpi che il Dottore ha sviluppato contro la sindrome da appagamento precoce.
Appena vinto il Mondiale ha tenuto a dire che le prossime gare le vuole comunque vincere ("altrimenti resto a casa") e che pensa già alla sfida del 2003 con Biaggi, Katoh e gli altri piloti che avranno finalmente una moto pari alla sua e nessuna scusa da accampare. Dietro il sorriso da ragazzino Rossi nasconde infatti la dentatura da squalo; instancabile e sempre affamato e si nutre di vittorie, di sorpassi e nuove occasioni per dimostrare di essere il migliore. Per qualcuno è già al livello di Agostini, Hailwood e Doohan, le massime divinità dell'Olimpo delle due ruote. Probabilmente c'è una certa enfasi ed esagerazione in tutto ciò: Valentino, a 23 anni, in fondo è ancora una promessa. Tanto che quest'anno è sembrato più maturo e completo di quelli precedenti: è migliorato nelle prove, nelle partenze, nella guida sul bagnato, nella gestione della gara. Ha dimostrato di avere carattere vincendo a Donington dopo una brutta caduta nelle prove, si è tenuto alla larga da invidie, pettegolezzi, frasi fatte e ipocrisie (ad esempio non ha mai nascosto le sue preferenze per le vecchie 500 a 2 tempi, più impegnative e scorbutiche della 4 tempi oggi trionfanti); un solo errore (riconosciuto) nel GP del Sudafrica non gli ha impedito di arrivare comunque secondo.
La domanda vera non riguarda la posizione di Rossi nella graduatoria dei più grandi di tutti i tempi. Il quesito è piuttosto questo: quanti anni potrà durare il fenomeno di Tavullia, lo sosterranno energie mentali e motivazioni per puntare a nuovi successi e ai record che gli indicano gli storici del motociclismo? E se l'ex-bambino prodigio prima o poi si stancasse e volesse cambiare gioco?