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A letto con una fotocamera - "Attraverso le sue immagini Natacha condivide con noi tutti gli angoli del suo corpo, le sue fantasie, i suoi amanti, il suo mondo..." scrive Eric Kroll nella prefazione a Digital Diaries, il primo libro di Natacha Merritt, dandoci la misura di quello che potremo trovarvi all'interno. Un libro soprattutto per chi ama guardare, fotografato da una ragazza che ama farsi guardare: il soggetto preferito di Natacha è irrimediabilmente se stessa. Ma l'autrice dimostra una particolare predilezione anche per i primi piani o le inquadrature da angolazioni improbabili di genitali maschili e femminili, rischiando continuamente di essere volgare. Per il resto i Diari Digitali abbondano di tutto ciò che ha a che fare con il sesso o con la nudità: ecco allora Natacha a letto, nella doccia, mentre si masturba o mentre fa sesso con qualcuno dei suoi partner. E se questo tradisce un narcisismo esasperato e sbruffone, al tempo stesso riesce ad essere quello che l'autrice si era proposta: una prova documentaria di vita quotidiana. Il titolo "Diari digitali" vuole infatti ribadire che queste foto altro non sarebbero che stralci di vita quotidiana "di una ragazza del 21° secolo".
Per i guardoni è una manna: sesso in presa diretta, immagini di qualità e non i soliti pasticci amatoriali di casalinghe sconquassate. Ma chi più apprezzerrà il lavoro della Merritt saranno gli amanti della foto erotica d'autore che potranno trovare in questo libro una nuova frontiera dell'eros. "Amami, ama la mia macchina fotografica" sembra dirci Natacha dalle sue foto.
Bisogni sessuali - "My photo needs and my sexual needs are one and the same" spiega l'autrice rivelando di non potere scindere il sesso fotografato dal sesso tout court fino al punto di non essere pienamente gratificata dalle pratiche "normali", ovvero quelle senza macchina fotografica. L'affermazione "My work always goes to bed with me" sintetizza perfettamente il lavoro di questa fotografa che si pone a metà tra l'essere una reporter e una semplice esibizionista. La scelta della macchina digitale al posto di un apparecchio tradizionale se da principio sembra nascere un pò dalla casualità, diventa poi una vera e propria esigenza per Natacha che nel corso del tempo passa a macchine sempre pił moderne e sceglie addirittura di comporre il libro suddividendo i capitoli in base alla macchina utilizzata. Dando uno sguardo complessivo al lavoro della Merritt si può così veder migliorare la qualità della foto mentre, parallelamente, l'autrice arricchisce le sue esperienze sessuali e al tempo stesso tecniche.
La scelta di pubblicare queste fotografie digitali anche rivelando in alcuni casi la grana dei pixel o traendone stampe da screenshot (si possono scorgere anche tentativi di elaborazione al pc lasciati a metą) ribadisce ancora un'esigenza più documentaria che estetica. In ogni caso il risultato è dei migliori, specie se si considera che sono foto scattate quasi per divertimento e non nate con l'idea di farne un'opera coerente.
Is this porno? - Usando le sue macchine digitali e mettendo assieme gli scatti per Digital Diaries Natacha non aveva in realtà alcuna pretesa di fare fotografia d'autore. Sta di fatto che è stata immessa nel circuito artistico sotto l'ala protettiva di un padrino come Kroll da un editore come Taschen e, volente o nolente, sta diventando una fotografa a pieno titolo, debitrice, probabilmente inconsapevole, di autori come Richard Kern. Il suo modo di fotografare sta già cambiando, l'autoscatto si va perdendo e lo si vede chiaramente nelle foto del suo nuovo sito (con aree a pagamento) www.digitalgirly.com. Pur variando in parte il soggetto e diventando più fotografa che modella, la Merritt rimane però profondamente ancorata al mondo dell'erotismo e del sesso. Quanto a questa scelta, vale la pena chiedersi se questi diari digitali e queste foto non siano pornografia pura e semplice...Se così è probabilmente Natacha sta allargando i confini del genere.