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IL DIARIO DI PAOLA
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  2. IL TERZO UOMO
Paola Diario 1.0
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Il terzo uomoErano giorni frizzanti, non mi accorgevo di lavorare, avevo occhi soltanto per Manu. E non soltanto gli occhi... Nonostante non avessimo dormito neppure un'oretta, la sera successiva a quella del nostro primo rapporto non riuscimmo a staccarci l'una dall'altra. Mi aveva invitato a casa sua, un bilocale piuttosto carino vicino alla Stazione Centrale. C'ero già stata un paio di volte, in occasione di feste a cui mi ero piuttosto annoiata. Mentre apriva la porta di casa, a me tremavano le mani, e anche a lei. Eravamo eccitatissime, non vedevamo il momento in cui avremmo potuto baciarci liberamente. Finalmente la porta si aprì...
Ci gettammo all'interno a corpo morto, già avvinghiate e fameliche, come belve, mentre la porta si richiudeva lentamente da sola. Non c'era tenerezza in quei morsi, in quell'intrecciarsi di lingue. Non c'era amore, soltanto desiderio animale, allo stato puro: la scoperta di Manu era troppo recente, aveva sbloccato un ingranaggio profondo in me, rimasto fermo senza che io ne sapessi nulla: e adesso girava, e mi faceva girare la testa, mi faceva sciogliere il corpo... La sera precedente avevo imparato quanto inebriante fosse il profumo di Manu, quanto incredibile fosse, per me, rimasta gelida e annoiata per anni, toccare con le labbra la sua pelle fresca, pallida... E il tumulto che mi metteva addosso quando, sempre stupita, cercava di frugare il mio sesso... Era un delirio, caldissimo, bagnato: e io ne godevo.
Non eravamo ancora nude del tutto, sempre sussultanti sulla moquette, sempre frenetiche, che la porta si aprì. Io rimasi gelata, Manu no: dovevo ancora abituarmi a quei colpi di scena, mi ingannava ancora quella sua aria un po' stordita, quell'innocenza ingenua, da ragazzina. Insomma, c'era un uomo. Aveva richiuso dietro di sé la porta. Un bel tipo, quello che in discoteca cucca ai massimi: un figo. I capelli lunghi, il cappotto grigio scuro, l'aria sbarazzina di un ragazzino cresciuto troppo presto. Sorrideva.
Manu si sollevò di colpo, gli saltò addosso, incominciò a baciarlo profondamente, a levargli il cappotto. Ogni tanto lui apriva gli occhi, guardava di scorcio me, sorpresa più che mai, che non sapevo cosa fare. Fu Manu a guidare le danze. Nemmeno una parola: trascinò il ragazzo sulla moquette, accanto a me, e lo lasciò solo, riprendendo a baciare me, mentre mi accarezzava con forza tra le gambe. Il ragazzo si distese su un fianco, stette a guardarci divertito, senza dire una parola. Manu ansimava, io non riuscivo a mantenere il controllo. Finalmente il ragazzo si unì a noi.
Doveva avere intuito che, per me, Manu era stata una scoperta recente. Toccò a lei godere insieme a lui, mentre ancora, il volto arrossato e delizioso, rimaneva attaccata a me, mi prendeva con la solita foga.
Quella notte, Luca non mi toccò. Non so se fu una forma di rispetto per me, per la mia nuova vita che ancora mi sconvolgeva e mi indicava un paesaggio sconosciuto, che presto avrei imparato ad amare e a riconoscere come mio. Fatto sta che rimase sempre dietro Manu, accontententandosi di osservare il mio volto che, imperlato di sudore, si abbandonava alle espressioni di più profonda soddisfazione. Avevo abbandonato i freni, avevo smesso di essere quella che conoscevo. Non sapevo che cosa mi avrebbe atteso. Non sapevo chi avevo davanti, eppure, soprattutto per questo, ne godevo. E Manu continuava ad attrarmi. Continuava a farsi desiderare, a essere imprendibile, nonostante, poco prima di addormentarci tutti e tre, mi fosse venuta sulle labbra l'inattesa confidenza: "Ti amo...". La pronunciai stupendomi, ancora bagnata dopo un'intera notte, poco prima di chiederle, mentre osservavo il volto da bambino addormentato dell'amico di Manu: "E lui chi sarebbe?". Credo che ci fosse anche una punta di gelosia in quella domanda. Manu sorrise, mi baciò dolcemente, non mi rispose e mi sussurrò invece dolce dolce come sapeva essere: "Anch'io ti amo..."
Paola

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