E così mi sono trovata, di colpo, in una nuova situazione, ancora più intensa, ancora più insospettata. Da pochi giorni mi sentivo rinata: la vita mi scorreva nelle vene, ero sempre frizzante ed euforica, la storia con Manu mi eccitava da morire e non sapevo quali altre barriere avrei infranto. Ora, però, con il mio capo davanti, in ufficio, carponi, che si strusciava contro di me, ero presa da ansia e da un panico che, adesso, mi sembra giustificabilissimo. Chi traeva il maggior piacere da quella scena, invece, era proprio Manu, che in quel momento non riuscivo a vedere come la mia liberatrice, ma come una persona che mi aveva portato a un specie di degradazione. Lei lo capiva e questo le dava godimento: la sua faccia era arrossata dal piacere, gli occhi le scintillavano... La guardavo e non posso negare che, in fondo in fondo, godevo anch'io della sua espressione. Scrutava me, intensamente, e non R., impegnato a strofinarsi arditamente. Io e lui eravamo estremamente imbarazzati e, più la nostra vergogna era evidente, più Manu sembrava delirare da un febbre di desiderio: incominciava a toccarsi, prima languidamente, poi con sempre maggiore energia, infine furiosamente. Ero senza fiato, lo stomaco stretto in una morsa, quasi non riuscivo a deglutire. Ma era sempre come se, oltre a tutto ciò, una parte di me riuscisse a osservarmi dall'esterno e a prendere piacere dalla situazione, dall'imbarazzo, dal pudore che via via andava violato. Era come se io stessa fossi stata Manu. Che si alzò, e venne a baciarmi, non prima di avermi spalancato la bocca con le dita (quelle con cui si era toccata). Mi aprì le labbra delicatamente, poi inserì lievemente un dito, lo irrigidì. Io avevo ormai gli occhi socchiusi, sognante, completamente assorbita in quel gesto violento e dolce allo stesso tempo. Mi sentivo penetrata, aperta a qualunque decisione Manu volesse prendere sul mio corpo. Mi stavo donando a lei, e questo mi stava soddisfando, mi risucchiava del tutto in un abisso di piacere e violazione. Quando inserì il secondo dito nella mia bocca, sconcertandomi, facendomi impazzire la lingua, non riuscii a trattenermi: presi per i capelli la testa di R. e la spinsi contro il mio inguine, cercando non tanto di offrirmi a lui, quanto di usarlo. Come se fosse una cosa, un oggetto, un attrezzo inerte buono soltanto per farmi godere. Manu, che mi osservava mentre giocava con le sue dita nella mia bocca, si avvicinò all'orecchio (una pratica, stavo scoprendo, che le piaceva molto) e mi sussurrò: "Brava, brava la mia Paolina.... Stai imparando..."
Paola
|