Per la prima volta comprendevo quale sottile piacere possa provare una pornostar durante il suo "lavoro". Sapere di essere l'afrodisiaco vivente, lo strumento caldo e reale capace di scatenare l'eccitazione negli altri ti fa sentire straordinariamente potente. Ma il potere si confonde col gioco, il desiderio di dominare si trasforma in quello di essere dominati. E poi tutta quella gente intorno che ci guardava, tra cui anche Manu. Il mio imbarazzo iniziale piano piano svaniva per lasciare posto al piacere di essere guardata, toccata, penetrata.
Roby non resistette a lungo alle duplici attenzioni che in un attacco congiunto gli riservammo io e la sua compagna. La debolezza del maschio in queste situazioni appare del tutto evidente (;-)).
Nell'arena sotto gli occhi di un pubblico sempre più caldo, restammo solo io e lei, la sconosciuta di cui ricordo ora mentre scrivo molto più l'odore (umido, quasi di bosco) che i lineamenti.
Uno tipo muscoloso e abbronzato, genere Alberto Tomba, cercò di invadere il campo, di entrare nel gioco, ma noi non lo guardammo nemmeno. C'eravamo solo io e lei, due mantidi che dopo aver eliminato il maschio si si annusavano e scambiavano ambigue carezze, mentre cercavamo il lato scoperto, la zona vulnerabile nel corpo della rivale.
Più per difendermi che per per attaccare veramente mi getttai su di lei prendendola alle spalle. Col mio peso la tenevo schiacciata sul letto, con la bocca le baciavo e mordevo il collo e le mie mani, rapaci come artigli, raggiunsero il suo sesso. Fu un combattimento breve: la sua capacità, ma dovrei dire la sua voglia di reagire si affievolì quasi subito. Si arrese alle mie dita, al ritmo incalzante (e pure leggermente più lento di quello che avrebbe desiderato) del piacere che le davo. E quando era ormai prossimo al culmine, con una crudeltà di cui mai mi sarei creduta capace, mi fermai. La abbandonai sul letto ormai completamente indifesa. E infatti subito alcuni degli spettatori (primo fra tutti il fac-simile di Alberto Tomba, ma ricordo che anche Manu non seppe resistere) si lanciarono su di lei per finire quello che io avevo lasciato in sospeso.
Io che avevo quasi sempre subito, che nel gioco delle parti mi ero fatta prendere e trascinare (un ruolo che, come sapete, non mi dispiace affatto, anzi...(:-))), in quella casa avevo conosciuto un'altra parte della mia natura: la leonessa, la signora crudele, l'ape regina dispotica e capricciosa.
Sapevo di avere colpito tutti, di avere conquistato una specie di autorità su quel branco di uomini e donne affamati di sesso. Me ne accorgevo dagli sguardi che mi rivolgevano mentre fumavo ancora completamente nuda seduta sul divano e il gioco da me creato si allargava, si trasformava in un orgia. Non feci più niente, mi limitai a guardare.
Mentre guidavo verso casa, Manu, la mia maestra, la mia guida la fino a quel giorno, mi prese la mano e mi disse: "Paoletta, hai proprio spiccato il volo".
Paola
[ Continua settimana prossima ]
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