ATTENZIONE: Il contenuto riportato qui di seguito è assolutamente inadatto ai minori di 18 anni. Cliccando su ciascuno dei file confermate di avere superato i 18 anni di età e di acconsentire ad esaminare materiale riservato agli adulti.
Mi è bastato farlo in macchina, una cosa da cinque minuti, con un tipo che conoscevo appena per capire che non nutrivo alcuna remora o senso di colpa nei confronti di Antonio. Anzi ho provato un piacere molto fisico, asciutto, depurato da ogni implicazione sentimentale. Pensavo solo a me stessa, a godere quando sono salita in grembo a quello stallone muscoloso e lampadato (un sales superstite della New Economy) che mi stava accompagnando a casa sulla sua Audi station-wagon. Ho abbassato collant e mutandine ed è iniziata la corsa a chi arrivava prima all'orgasmo. L'ho battuto allo spint e gli ho fatto anche un po'male ficcandogli le unghie in profondità dietro al collo per festeggiare con quella piccola crudeltà la mia ritrovata voglia di femminilità selvaggia e indipendente.
Da allora erano trascorse due settimane e adesso la mia curiosità era un'altra. Come avrebbe reagito Antonio, non al mio tradimento, ma alla tentazione, alla trappola erotica che Manu gli stava tendendo. La conoscevo troppo bene per non sapere che si sarebbe presentata a quella cena a tre in tenuta da guerra. Ed in effeti era molto sexy con quella gonna attilata e quel body che le lasciava scoperte le spalle e i primi rilievi del seno. Per una metà sembrava una studentessa uscita da una lezione di aerobica, per l'altra (tacco a spillo, collarino di velluto nero) una mistress cattivissima.
Antonio la guardò senza capire, come si fa con una marziano o una creatura a due teste. Manu invece aveva già capito tutto. Buttò in una angolo la borsa e il cappotto e si lanciò sul divano con le movenze di una gatta. Allungata sui cuscini con una dose di malizia e una di ingenuità nello sguardo si rivolse ad Antonio dicendo. "È la prima cosa che faccio quando entro in casa di un uomo: provare il divano. Si possono capire un sacco di cose di lui". Antonio sorrideva imbarazzato, ma non poteva non notare che la gonna di Manu era sciovolata in alto scoprendo le calze autoreggenti e il tringolo scuro della biancheria intima.
Dissi a Manu: "Lo lascio nelle tue mani: vado di là a finire di preprarare i miei manicaretti". Non avevo in realtà molto da fare in cucina ma volevo alimentare quel gioco, quella atmosfera decisamente ambigua. Tra me e Manu non c'erano stati accordi preliminari: lei sapeva che io frequentavo Antonio, che avevamo una specie di storia. E io sapevo (so) della sua natura un po' perversa, di quanto le piaccia provocare e sperimentare nuove situazioni. Il punto di domanda era Antonio.
La mia assenza durò dieci minuti. In quell'intervallo sentii crescere dentro una strana forma di eccitazione. Davanti ai fornelli fantasticavo di quello che stava succedendo di là: Manu accucciata sul divano e Antonio che la prendeva da dietro; Manu che si sfilava le mutandine e Antonio che la respingeva. Queste e altre scene mi passavano davanti agli occhi, dandomi i brividi, facendomi sentire ora rabbia, ora l'impulso di vedere cosa stavano combinando, ora il desiderio di unirmi al loro gioco.
Quando tornai di là avevo la febbre: non sapevo come mi sarei comportata.