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Li trovai rilassati e sorridenti, che chiaccheravano come due vecchi amici. Ci rimasi quasi male. "Eccoti finalmente", disse Manu "ti aspettavamo perché io e Antonio abbiamo avuto una certa idea. Ma se non vuoi non se ne fa nulla".
Era fin troppo chiaro a cosa stessero alludendo. "Mi sembra un'ottima idea", risposi.
Antonio mi sorrise e mi trasse a sé. E mentre lui mi baciava Manu, stava già slacciando la mia camicetta e poi il reggiseno. Sentii la sua bocca chiudersi intorno al mio capezzolo. Le mani dell'uno e dell'altra presero a correre lungo il mio corpo, dandosi il cambio in una staffetta estenuante e deliziosa. Stentavo a riconoscere chi mi stesse leccando, di chi fossero le dita che mi prendevano da dietro, quali bocca stessi baciando. Però ancora resistevo, volevo distinguerli, separarli, identificare la fonte del mio piacere. Allora Antonio prese un tovagliolo dalla tavola apparecchiata e me lo chiuse intorno agli occhi. Tutto si mescolò definitivamente: non solo gli stimoli anche le anatomie dei mie due amanti si sovrapposero. E poi si sdoppiarono. Manu evidentemente era arrivata a quell'appuntamento attrezzata con qualche esemplare della sua collezione in puro lattice. Sentii sentro di me la presenza fredda e potente di un membro artificiale, poi fu Antonio a penetrarmi. Poi lo fecero insieme. Gridai mentre loro mi incitavano a prendere il massimo del piacere, tirandomi per i capelli, facendomi quasi male. Raggiunsi un orgasmo intenso, convulso. Per oltre trenta secondi il mio ventre continuò a sussultare, la mia schiena a inarcarsi. Ero ancora scossa da tremiti quando il ritmo imposto dai miei due padroni rallentò dolcemente fino a fermarsi. Solo allora tolsi la benda dagli occhi.
Loro mi stavano osservando con aria molto compiaciuta. Poi Manu mi disse. "Non ti dispiace vero, se adesso ci divertimo un po' anche noi?". Un attimo dopo aveva già catturato la testa di Antonio sospingendola tra le sue gambe.