Una sola sequenza ed è diventata immortale. Le è bastato entrare a piedi nudi, fasciata in un lungo vestito nero, nella fontana di Trevi, seguita da un Marcello Mastroiani adorante. La scena del bagno ne La dolce vita ha fatto di Anita Ekberg un simbolo, l'archetipo di ua femminilità smisurata e irraggiungibile, perfettamente reso dalla parole che Marcello le rivolge nel film : "Lo sai che sei tutto... La prima donna del primo giorno della Creazione... Sei la madre, la sorella, l'amante, l'amica... La terra, la casa, gli angeli, il diavolo... Ah, ecco cosa sei: la casa".
Prima di diventare la Musa di Federico Fellini questa ragazzona svedese non aveva granché nei suoi credits. Il titolo di Miss Svezia, qualche ruolo secondario in commedie di Bob Hope e Jerry Lewis e l'ambizione di tante bionde avvenenti: quello di diventare una star del cinema. E ci riuscì sia pure per una breve stagione: la sua stella brillò prepotentemente sullo schermo e nella realtà, sopra le notti romani, in via Veneto, tra paparazzi, feste, trasgressioni, scandali veri e montati ad arte. Quando i riflettori si spensero su quel periodo del costume e del cinema italiano la Ekberg non più giovanissima e abbastanza appesantita (ai tempi della dolce vita aveva già 30 anni) si trovò a inseguire di nuovo parti di secondo piano in film di serie B. Perché come attrice non valeva niente, perché la sua bellezza giunonica sfiorì rapidamente, perché "la dolce vita" era finita.
Per entrare nel mito avrebbe dovuto scomparire, ritirarsi in una splendida villa, lontana dall'occhio impietoso di fotografi e voyeur nostalgici. Invece continuò a recitare la parte della super-donna felliniana, a esibire le sue forme smisurate fin quando potè e anche oltre. Come Sandra Milo invecchiando divene un po' la caricatura di se stessa: non è facile (ed è pure triste) riconoscere la ninfa della fontana nella matrona ingrassata che fa da madre cinematografica a Valeria Marini nell'inguardabile "Bambola" (1996) di Bigas Luna. Il viale del tramonto di un sex-symbol non è mai un bello spettacolo.
LA VITA...
"Iceberg": questo fu il soprannome che le diedero gli americani, quando recitava in filmetti di comici e ballerine. Un tributo alle sue origine svedesi e alle sue misure impressionanti: 100-58-96 distribuiti su 1,74 di altezza. Poi venne Fellini e il bagno più famoso della storia del cinema...
Cinquant'anni di carriera, una sessantina di film e un solo ruolo memorabile. Per una che in fondo non ha mai saputo recitare non è poco. Con Jane Mansfield e Marilyn Monroe è stata il prototipo della "bionda tutta curve" in voga negli anni '60.