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Corsi e riscorsi - Nei Settanta le femministe sfilavano incazzate nere: "basta donne oggetto" protestavano convinte. I tempi cambiano, e i mutamenti proseguono a ritmo serrato. Nel nuovo millennio, la figura dell'uomo oggetto si fa sempre più comune. Per anni ce la hanno spalmata in tutte le pubblicità dalla moda a dentifrici e orologi. Il copione vincente è sempre lo stesso: un corpo maschile glabro, mucoloso e sensuale - tutto pettorali e addominali lucenti - che viene variamente utilizzato a piacimento della signorina di turno. E che c'è di male? Molti uomini lo trovano divertente, alcuni ne fanno una professione. Siamo lontani dal prostituto disperato di Un uomo da marciapiede o il James Deaniano River Phoenix di Belli e dannati. Gli uomini oggetto del duemila lo fanno per scelta, piacere e grano. Soprattutto grano, sospettiamo maliziosamente. Curano il physique du röle con manicure, parrucchieri, depilazioni, palestre ossessive ed esercizi emuli delle pipistrellate di Richard Gere, sbandierano macchine da sogno e abiti di marca - dai jeans al doppio petto - vestono con classe ed eleganza e provano il sorriso sexy davanti allo specchio. E le donne? Ancora agguerrite, pronte a pagare per una prestazione soddisfacente, dalla cena della sera alla colazione del mattino. E rieccole che sfilano, in coda coi soldi in mano...
FANTASIA...
Celluloide - La fiction hollywoodiana ha rappresentato la figura del maschio "prostituto" in molte e differenti salse: dal disperato Voight da marciapiede di Schlesinger, al raffinato Gere a domicilio di Schrader, fino al recente pseudocomico Schneider-escort per caso diretto da Mike Mitchell. Diamo una rapida occhiata a questi gigolò di celluloide...
Guardie del "corpo" - Ci si aspetterebbe qualche sottinteso o ambiguo ammiccamento, e invece sui siti di "escort services" troviamo proposte chiare e tonde: nero ben dotato per notti bollenti, giovane cerbiatto per momenti teneri, maturo esperto per raffinate prodezze, muscoli oliati e abilità linguistiche che non riguardano la glottologia...
L'intervista - Si chiama Andrea, ha 30 anni, lavora nel centro-sud. Fa il webdesigner, di giorno. La notte, invece, fa il gigolò. Clarence lo ha intervistato, e Andrea ci ha raccontato tutto: come si inizia, come si procede, quanto costa, cosa si può fare e cosa no. Forse non ha la raffinatezza di Richard Gere, ma considera la privacy delle sue clienti un valore assoluto. Ne esce un panorama interessante e molto meno scabroso di quanto si pensi. Venite a conoscere un gigolò fedele che sogna di farsi una famiglia.