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CATHERINE DENEUVE
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  JE SUIS CATHERINE DENEUVE
Catherine Deneuve nasce in una vera famiglia d'arte. È infatti figlia dell'attore Maurice Dorlèac e sorella dell'attrice Francoise Dorlèac. Naturale quindi che segua le orme della famiglia, debuttando a 13 anni con il cognome della madre, Deneuve, anche lei attrice.
Ma è nel 1963 che arriva il successo con Les parapluies de Cherbourg di Jacques Demy e nel 1966 con Bella di giorno di Luis Bunuel. A diciannove anni esordisce con Roger Vadim in Il vizio e la virtù, un film pretenzioso che la caratterizza nel ruolo di fragile bellezza dall'erotismo inquietante ed ambiguo, che resterà una costante della sua carriera.
Senza sposare il regista, l'anno seguente ha un figlio con lui e passa indenne attraverso le forche caudine del ruolo di ragazza-madre: i francesi l'adorano e, sicuramente, la morale è meno bacchettona di quella americana.
Con Bella di giorno del 1967 le viene ritagliato addosso il ruolo di algida, elegante figura dalla sensualità nevrotica e su questo filone marcerà imperterrita per anni. Catherine diventa simbolo indiscusso dell'iperpariginità: una altaborghese saintlaurentiana abitante nel Quartierone della Destra del De Gaulle più incallita, mentre nella vita è una mitterandina sfegatata, abitante nel quartiere che ruota intorno all'alta borghesia di sinistra, la cosiddetta Gauche-Caviar.
Catherine è una donna che non fa beneficienza ed ha orrore delle incartapecorite donne-bene che vanno in giro agghindate a fare un po' di carità.
Catherine è politaclly uncorrect perchè adora le pellicce e non se ne vergogna affatto ed appoggia tutte le manifestazioni pro-immigrati.
Tutto questo, anche se non sembra, è un modo molto parigino di fare politica.
Ha passato un periodo in cui ha tentato, con successo, di "italianizzarsi". Non ci si riferisce qui solo al matrimonio con Mastroianni, ma si allude soprattutto al suo film Speriamo che sia femmina nel quale interpreta il ruolo di una signora romana. L'unione con Mastroinanni, subito dopo il suo matrimonio col fotografo inglese David Bailey (1972), porta alla collaborazione in La cagna di Ferreri e ad una figlia Chiara.
Nel frattempo fa una puntata in America dove gira Un gioco estremamente pericoloso al fianco di Burt Reynolds, ma resta un'esperienza fine a se stessa, preferisce lavorare a Parigi e nelle produzioni Italo-francesi.
Per quanto abbia lavorato indefessamente, non ha avuto grossi riconoscimenti. Per Indocina (1992), film nel quale secondo la critica recitava da ingessata senza espressioni, è candidata all'Oscar che non prenderà, ottenendo invece un César (un altro l'aveva avuto nel 1980 per il bellissimo L'ultimo metrò) e una coppa Volpi per Place Véndome nel 1998.
Il lavoro aumenta, arriva a girare sette film in dodici mesi con ruoli sempre ambigui con alcune note comiche, come in Belle maman dove fuma uno spinello, canta il rap e balla. Non è più eterea come ai bei tempi e non tutti i suoi film sono successi, come il fischiatissimo Pola X a Cannes '99.
Catherine sempre più icona sulla cresta dell'onda, interpreta film cult e undeground come Miriam si sveglia a mezzanotte, film che ha fatto scalpore per le scene omosessuali più torride della storia del cinema etero, quella in cui si rotola tra le lenzuola con Susan Sarandon. Tale scena l'ha fra l'altro imposta come icona gay.
L'ultimo film che l'ha vista sulla scena è 8 Femmes,di F.Ozon, ambientato negli anni '50 durante le vacanze di Natale, racconta la storia del misterioso omicidio del proprietario di una grande casa di campagna e della caccia al colpevole tra le otto donne che vivono nella casa. L'omicidio non solo sconvolge la vita delle otto donne ma mostra anche il cinismo, la crudeltà e l'ipocrisia dei rapporti tra di loro.

  di E. Galli
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   data: 10 maggio 2002 protezione contenuti: attiva Aiuto  

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