Clarence - tabù
Clarence
EMMANUELLE
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  IO, EMMANUELLE
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Nel 1967 una giovane donna, Emmanuelle, sale su un aereo di linea diretto a Bangkok. Il suo scopo è quello di ricongiungersi al marito Jean, che non vede da sei mesi. L’odore di cuoio nuovo, simile a quello che dopo anni di uso conservano le vetture britanniche, lo spessore e il silenzio delle moquettes, un’illuminazione di un altro mondo sono ciò che percepisce al suo primo impatto con questo ambiente in cui penetra per la prima volta. Ella è euforica per questo viaggio che rappresenta una novità e dopo pochi minuti che è sull’aereo possiamo subito scoprire che ha tendenze lesbiche. Sopraggiunge una hostess, le cui mani s'alzano a sistemare in uno scomparto al disopra dei sedili il nécessaire di cuoio color miele che Emmanuelle ha preso come unico bagaglio a mano, poiché non pensa di dover cambiare vestito durante il viaggio e non ha intenzione di leggere o di scrivere. La hostess parla francese e l'impressione di lieve stordimento che da due giorni la straniera avverte (è giunta a Londra solo il giorno prima) si dissolve. La ragazza è china su di lei e la sua capigliatura bionda fa sembrare ancor più notturna la lunga chioma di Emmanuelle. Sono vestite entrambe quasi allo stesso modo: gonna di ottomano azzurro e camicetta bianca l'una, gonna attillata di seta grezza e blusa di shantung l'altra. Eppure, il reggiseno intravisto attraverso la camicetta dell'inglese basta, per quanto leggero, a togliere alla sua figura quella mobilità che lascia invece indovinare come il seno di Emmanuelle sia nudo sotto la blusa. E mentre il regolamento della compagnia obbliga la prima a chiudere in alto il colletto, il corpino della seconda è socchiuso abbastanza da permettere a uno spettatore attento di scoprire un profilo di seno, grazie a un gesto o alla complicità di una corrente d'aria. Emmanuelle è contenta che l'hostess sia giovane e che abbia occhi simili ai suoi, disseminati di minuscole pagliuzze d'oro. Passaggio elegante, innecepibile. Superbo. Scrive Graziano Benelli nel suo saggio Emmanuelle e i figli suoi (Erotologia – Dedalo Libri – Lectures 7-8 anno 1981):” All'interno del fenomeno della letteratura di massa (di consumo), il romanzo erotico contemporaneo appare con un certo ritardo, e solo quando l'interesse (il mercato) relativo agli altri « generi » viene a saturarsi.
Certo, il romanzo erotico non è un « genere » qualsiasi; deve far i conti con tabù secolari, col perbenismo cattolico e laico, con le varie censure istituzionali e mentali. Ma, intorno agli anni sessanta, esso può avvantaggiarsi, in Francia più che altrove, della nuova immagine che hanno assunto concetti come sessualità, erotismo, alla luce degli studi della psicanalisi, della sessuologia, della sociologia. I tabù (linguistici) cominciano a cadere, specialmente in una società relativamente libertaria come quella francese; e poi certe pubblicazioni, un tempo strettamente riservate ai locali di Pigalle, hanno in un certo senso svolto un ruolo d'avanguardia, e anch'esse contribuito a far sorgere, anche per il genere erotico, un pubblico (relativamente) di massa. Così Emmanuelle (1967) è un successo straordinario, che investe non solo il romanzo di consumo nel suo insieme, ma l'intera società francese: diventa un fatto di cronaca, di morale, di cultura. E ciò che più conta (ai nostri fini), un fatto di moda, un(a) mod(a)ello da coltivare, imitare, riprodurre all'infinito. Il personaggio di Emmanuelle acquista in poco tempo la stessa notorietà di Arsène Lupin, di Maigret, di Asterix; si pubblicano nuove avventure (L'antivierge, Nouvelles de l'Erosphère, Hypothèse d'Eros, Les enfants d'Emmanuelle), che altro non sono se non la continuazinne (l'iterazione) di quella iniziale, a testimonianza della immortalità della nuova eroina. Il personaggio (Emmanuelle) arriva anche a confondersi con l'autore (Emmanuelle Arsan), a tutto vantaggio del mito e del mercato. Viene da chiedersi cosa aveva un romanzo di tanto sconvolgente da ottenere un successo così strepitoso. La ragione, per chi scrive, è molto semplice. All’audacia del narrato l’autrice è sempre attenta a non cadere nel volgare.

  di Igino Domanin, Elena Galli
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   data: 14 giugno 2002 protezione contenuti: attiva Aiuto  

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