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Parigi, 82 di Boulevard de Clichy. Vicino alla fermata metropolitana di Blanche, c'è un edificio entrato nella storia. Una struttura un po' kitch dal colore acceso che dentro di sé racchiude il sapore di una ville lumière di un'altra epoca, sinonimo di mondanità, erotismo, sensualità e un tocco di decadenza. È il Moulin Rouge, teatro di sfrenati can-can e ballerine ammiccanti. Quello ritratto tante volte dal pittore Henri de Toulouse Lautrec nel periodo della Belle Epoque, a fine Ottocento.
Il noto mulino ne vide passare tante di ballerine e soubrette. Da Jane Avril a Yvette Guilbert, fino ad arrivare a Josephine Baker, una venere nera in fuga dall'America che trovò la fama in Europa. Si esibì al Moulin Rouge con il suo gruppo, Le negre revue, danzando con addosso solo un gonnellino di banane. La diva era all'avanguardia e molto, forse troppo provocatoria per il pubblico dei primi decenni del Novecento. Quando nel 1931 venne in Italia provocò un certo imbarazzo.
Nel '51 fu la volta del Crazy Horse, che altro non era se non una cantina sull'Avenue George V. Il suo fondatore, Alain Bernardin, lo rese un locale di culto. Il corpo di ballo, le Crazy bubbles, ha da poco festeggiato il mezzo secolo. Qui, negli anni Settanta, spopolava Rosa Fumetto, che ballava appesa a una fune. Non ebbe bisogno di locali e palcoscenici, ma bastò lo schermo cinematografico a Brigitte Bardot per essere alla ribalta della cronaca di quegli anni. I suoi spogliarelli furono talmente numerosi che si è perso il conto.
Ai giorni nostri il distretto dove si trova il celebre mulino, Pigalle, è un quartiere a luci rosse simil-Amsterdam. Ovunque porno-sexy-shop, e spettacoli hard dal vivo. Dove è finita la sensualità della seducente Salomè? C'è da dire che non è tutto oro ciò che luccica, e Toulouse Lautrec questo già l'aveva capito frequentando ballerine e prostitute che giravano attorno al luccicante "concert-ball" di fine secolo. E aveva fermato sulle sue tele e tra i suoi schizzi la tristezza e lo squallore di queste donne da palcoscenico e da case chiuse.
Oggi è tutto commerciale e non c'è nemmeno la scatola luccicante a mascherare il finto splendore e la presunta spensieratezza dei protagonisti di questo spettacolo. Troppo lontano il 1925, quando Paola Borboni, classe 1900, scandalizzò col film Alga marina, dove per la prima volta sullo schermo si mostrò in tutta la sua statuaria bellezza...