E' pieno di acciacchi Rino Barillari per le decine di volte (178) che è finito al pronto soccorso, gonfio come una zampogna, per colpa di divi bizzosi e mezzi-divi focosi e reci-divi boriosi: cazzotti, calci e Leica fracassate. Ma il King of Paparazzi, invadente come una slavina, non si ferma di fronte a nulla. E se tutto va bene, se se ne torna a casa con un bottino di clic che vale oro - e che ritroviamo nel libro Vita da paparazzo - L'informazione da via Veneto a Lady Diana, pubblicato qualche tempo fa da Nuova Arnica, a cura di Andrea Nemiz. Parafrasando il celebre film di Billy Wilder, Rino possiede il "clic nella manica": per trovare lo "scuppe" buono si trasforma in un cronista con i fiocchi: svelto, beffardo, una faccia da culo così. Il suo archivio è lungo da consultare: noi vi offriamo il meglio di Rino "the King of Paparazzi".
Ma da che cosa nasce il nome "paparazzo"? E' il nome del reporter del film La dolce vita di Fellini, sceneggiato da Ennio Flaiano che, ne "La solitudine del satiro" (Adelphi), racconta così l'invenzione del nome.
"Ora dovremmo mettere a questo fotografo un nome esemplare - scrive Flaiano - perché il nome giusto aiuta molto e indica che il personaggio "vivrà". Queste affinità semantiche tra i personaggi e i loro nomi facevano la disperazione di Flaubert, che ci mise due anni a trovare il nome di Madame Bovary, Emma. Per questo fotografo non sappiamo che inventare: finché, aprendo a caso quell'aureo libretto di George Gessing che si intitola "Sulle rive dello Jonio" troviamo un nome prestigioso: "Paparazzo". Il fotografo si chiamerà Paparazzo. Non saprà mai di portare l'onorato nome di un albergatore delle Calabrie, del quale Gessing parla con riconoscenza e con ammirazione. Ma i nomi hanno un loro destino".