La sfida fra le tre console di ultima generazione non viene combattuta dalle case produttrici solo a colpi di ‘esclusive’, come si sarebbe portati a dedurre dalla continua corsa ad accaparrarsi i diritti su certi brand (con risultati anche clamorosi come sono state, per esempio, le migrazioni delle serie di Oddworld o Dead or Alive da PlayStation a Xbox). Sony, Microsoft e Nintendo, costrette a fare i conti con le prospettive di guadagno delle altre software house, optano spesso per un reciproco ‘inseguimento’ che dia ai propri utenti la possibilità di godere di un gioco di particolare successo già uscito su un'altra macchina. In fondo, si tratta sempre del caro vecchio fenomeno delle conversioni. Oggetto della questione è stavolta Medal of Honor, la serie di sparatutto sulla Seconda Guerra Mondiale pubblicata dalla EA.
UNA SERIE ENTRATA NELLA STORIA
Nato a inizio 2000 con il primo omonimo episodio su PlayStation e proseguito quindi con i sequel Underground (sempre per PSX) e Allied Assault (PC), Medal of Honor ha trovato la definitiva consacrazione con Frontline, uscito nel giugno scorso su PS2. Il fatto che il debutto su GameCube non avverrà con un prodotto "ad hoc" ma con la semplice conversione di quest'ultimo episodio, offusca forse un po' il prestigio di una serie che è stata capace, in poco più di due anni, di affermarsi su tre piattaforme diverse con quattro titoli originali, di volta in volta perfezionati in quanto a grafica e gameplay (eccetto la parentesi negativa di Underground).
SALVATE IL SOLDATO PATTERSON
Le coordinate spazio-temporali del gioco si collocano a partire dal 6 giugno 1944 sulla spiaggia francese denominata Omaha Beach. Vi dice nulla? Eh sì, si tratta proprio del D-Day, dello sbarco degli Alleati in Europa, operazione che nel giro di meno di un anno portò, con il fondamentale contributo della Resistenza, alla capitolazione del Reich. Nei panni del giovane ufficiale statunitense Jimmy Patterson ci troveremo quindi impegnati in missioni di varia natura tra Francia, Olanda e Germania nel contesto della Liberazione di questi territori dall'occupazione nazista. Il ‘tiro al tedesco’ in puro stile shooter non è però la sola attività che saremo chiamati a svolgere. Le diciannove missioni suddivise in sei scenari variano dalla concitata lotta per la sopravvivenza nel primo livello (stracitato nelle recensioni di Frontline PS2 e di Allied Assault PC per la sua somiglianza con le scene di Salvate il soldato Ryan) a fasi di vera e propria infiltrazione tra le fila nemiche con tanto di divisa e documenti contraffatti, dalla guerriglia urbana casa per casa a opere di spionaggio degne di uno 007. Lo scopo finale dell'avventura, d'altra parte, consiste proprio nel sabotaggio del progetto di un'arma segreta delle forze dell'Asse nascosta dietro la sigla HO-IX. A ogni modo, l'azione di gioco rimane in buona sostanza quella di uno sparatutto in soggettiva in cui la pianificazione delle proprie mosse ha un ruolo cruciale, e fa spesso i conti con altri soldati nostri compagni.
REALISMO STORICO E D’AZIONE
In questo senso si sviluppa anche una delle ‘cifre’ distintive del marchio Medal of Honor (che, nella realtà, altro non è che il più alto riconoscimento al valore militare negli Stati Uniti): il realismo. Realismo nei fatti narrati (le cosiddette operazioni Overlord e Market-Garden). Realismo nelle ambientazioni (per esempio, il celebre ponte di Nimega). Realismo nell'arsenale a nostra disposizione, costituito in tutto da diciotto autentiche armi dell'epoca, dal fucile automatico Browning al bazooka M9, dalla classica Colt 45 al doloroso Panzerschreck. Realismo, infine, nella qualità audiovisiva, fluida e pulita quanto basta per coinvolgerci completamente in una delle più ‘viscerali’ esperienze di gioco possibili quale è la guerra.