L’uscita di Mortal Kombat Deadly Alliance segna il ritorno di uno dei più vecchi e gloriosi marchi della storia dei videogiochi, quello di Mortal Kombat appunto. Le origini risalgono al 1992 e l’uscita del gioco da sala è ricordata ancora dagli appassionati con qualche annetto in più sulle spalle. Allora il genere dei picchiaduro era già piuttosto diffuso, ma la maggior parte dei prodotti analoghi si limitavano a contrapporre due avversari... e nulla più! Mortal Kombat, invece, introdusse tutta la violenza che un evento di questo tipo si porta appresso: tonnellate di sangue, personaggi realizzati in modo molto più realistico e – cosa che all’epoca fece impazzire gli appassionati e indignare i benpensanti – la possibilità di massacrare l’avversario con dei colpi finali, detti Fatality. Queste mosse, da eseguire con una combinazione di tasti, permettevano d’infierire sul nemico nei modi più biechi: strappandogli la colonna vertebrale, staccandogli la testa, mandandolo letteralmente in mille pezzi. E questo, con ogni probabilità, fu il motivo principale del grande successo di Mortal Kombat
MK, UN BRAND CHE VALE MILIARDI DI DOLLARI
Da allora più di 19 milioni di giochi con il nome Mortal Kombat sono stati venduti (facendo guadagnare alla Midway qualcosa come un miliardo e mezzo di dollari) e il marchio è stato sfruttato in ogni modo: sequel a catena per il videogioco, musiche, due film, pupazzi e merchandising vario e assortito. Ma proprio come i film, i giocattoli e la musica, alcuni videogiochi sembrano nati apposta per appartenere solo e unicamente alla loro epoca, risultando ridicoli se trascinati per i capelli al giorno d’oggi. E proprio questo stava capitando anche a Mortal Kombat che, nelle sue ultime incarnazioni, cercava ancora di trovare consensi con una meccanica di gioco elementare (e bidimensionale) proponendo le solite digitalizzazioni dei personaggi applicate su fondali renderizzati. Poi, finalmente, alla Midway hanno capito che continuando così non avrebbero cavato il classico ragno dal buco, perciò hanno deciso di dare una svolta netta, modificando profondamente il gioco e sbarcando nel variopinto mondo dei picchiaduro in tre dimensioni.
ALLA CONQUISTA DELL’IMMORTALITA’
Nel corso della sua storia, Mortal Kombat ha visto decine di lottatori sfidarsi per guadagnare l’immortalità. Ora due potenti e malvagi stregoni, Shang Tsung e Quan Chi, non riuscendo a trionfare contro Raiden e i suoi protetti, uniscono le forze. Proprio questa è la ‘mortale alleanza’ del titolo, un altro modo per descrivere l’eterna lotta tra il Bene e il Male. Come è facile immaginare, questi nuovi scontri attirano nuovi lottatori e redivive glorie. Tra le vecchie conoscenze troviamo i più amati dal pubblico: la premiata coppia Scorpion-Sub Zero, il mitico Raiden, Sonja (più in forma che mai! Miracoli del silicone...), il misterioso Kung Lao e il cafonissimo Johnny Cage (uno che avrebbe il coraggio di andare in giro per le periferie più malfamate a guardare tutti negli occhi!). Tra le new entry, spiccano invece Blind Keshi - uno spirito cacciatore cieco che ha sviluppato tutti gli altri sensi in maniera sovrumana... e questo vuol dire che con la spada ci sa fare -, il perfido Drahmin, un ex signore della guerra - che ha passato cinquecento anni nel terribile Netherworld - che indossa una maschera per nascondere il suo viso deforme e combatte con una mazza chiodata. Da segnalare anche l’orrido Moloch, il primo lottatore non umano (termine da usare con ampia accezione, in questo caso) ad apparire in un Mortal Kombat: più simile a un gorilla senza il pelo, combatte con una palla d’acciaio incatenata a una mano. Queste nuove leve hanno portato il numero di lottatori disponibili a 23. Niente male... Ovviamente questa nuova genìa di lottatori si porta appresso anche una nuova serie di Fatality: al grido di “Finish Him” potrete apprezzare lo sforzo creativo degli sviluppatori per realizzare le morti più atroci e disgustose si siano mai viste in un gioco.
DETTAGLI, POTENZA, PRECISIONE
Dal punto di vista grafico tutti i lottatori sono stati realizzati con grandissima cura, in modo da apparire molto muscolosi e ‘cattivi’. In un certo senso – soprattutto se avete in mente com’erano nel gioco originale – si apprezza finalmente il passaggio a una console della potenza della PS2, in grado di gestire questi ammassi di potenza ultradettagliati senza che il motore faccia una piega e garantendo animazioni fluide. I movimenti sono assolutamente realistici. Unica pecca, una certa scattosità nell’esecuzione delle mosse più complesse, che mettono in evidenza qualche piccolo ‘salto’; da questo punto di vista, i vari Tekken 4 (leggete la recensione) e Virtua Fighter 4 appaiono ancora superiori. Al di là di questo aspetto, il dettaglio resta elevatissimo, al punto che di ogni lottatore potrete ammirare la composizione delle fasce muscolari, la tensione del volto (con addirittura un rivolino di sudore scendere dalla fronte nel caso l’incontro si protragga a lungo!) e i movimenti dei suoi abiti. Insomma, l’impatto visivo con Mortal Kombat Deadly Alliance è davvero impressionante! A contribuire a rendere il tutto ancora più impressionante c’è il sangue. Nonostante non sia realizzato in modo molto realistico (esce dal corpo a fiotti un po’ troppo amalgamati…) la sua abbondanza vi porterà - durante le prime partite –a controllare che non abbia macchiato il mobile del TV e il divano sul quale siete seduti. Quando poi finisce sul pavimento dell’arena, cambia di colore – diventando più scuro – e resta lì per tutta la durata del match, al punto che finendoci sopra lascerete impronte rosse qua e là! Considerando che ogni colpo andato a segno farà fuoriuscire del fluido vitale... beh, potete immaginare come sarà conciato il ring solamente dopo pochi istanti di lotta! In questo trionfo di ‘gore’ ben s’inseriscono le già citate Fatality, che contribuiscono decisamente all’aumento della tinteggiatura rossa di pavimento e pareti. Gli sviluppatori hanno deciso di non inserire le Babality e le Friendship presenti nei passati capitoli della serie. Decisione giusta? Beh, difficile dirlo. Tutto dipende da quanto eravate legati a questi due modi alternativi di terminare il vostro avversario. Grande attenzione anche nella realizzazione delle varie arene di gioco, decisamente ampie anche se prive del sistema a più livelli, introdotto da Dead or Alive 2 e ripreso anche da X-Men: Next Dimension. Visivamente appaiono in stile gotico o comunque medievaleggiante, arricchite da una serie di effetti di luce e tocchi di classe. Insomma, anche da questo punto di vista il lavoro fatto merita sicuramente un plauso.
I LOTTATORI DIVENTANO MANAGER FINANZIARI
Altra innovazione, in quello che sembra un campionario di ottime novità, è l’introduzione della Currency, una ’Mortal-Kombat-valuta’ che si accumula in un’ideale conto in banca. Come fare ad arricchirvi? Semplice: combattendo e vincendo. Questo vil danaro può essere speso per comperare (leggi sbloccare) nuove feature, nuovi costumi e persino alcuni filmati in stile ‘contenuti extra di un DVD’: il videoclip Immortal degli Adema (che hanno registrato la musica per il gioco), la storia di Mortal Kombat e il suo making of, guidati dalla viva voce di Ed Boon, il creatore della saga. Per guadagnare soldi aggiuntivi potrete affrontare le varie modalità, che vi permetteranno di prendere parte anche a dei piccoli sottogiochi: sfidare gli avversari con il gioco delle tre carte, distruggere i mattoni con un pugno e così via. Tantissime le mosse a disposizione, eseguibili con la classica implementazione delle combo, il cui numero è stato ulteriormente elevato dalla possibilità di scegliere tra tre tipi di combattimento. Mentre giocate, infatti, potete premere un tasto dorsale e decidere tra tre stili di combattimento diversi del vostro alter ego, cambiandoli in sequenza a seconda della situazione. Si possono banalmente dividere in tecniche ideali per scontri a distanza ravvicinata, media o lunga e che prevedono anche l’utilizzo di alcune armi.