Ciaoweb ha fatto tutto alla svelta. Sei mesi per nascere, un anno per crescere, dieci giorni per morire. Vita breve, ma piena di magagne.
Nel giugno del 1999 scoppia un putiferio in casa Fiat. Gianni Agnelli decide che al nipotino John Elkann, futuro erede dell'impero, bisognerà pur dare qualcosa da fare. Così, come farebbe un qualsiasi nonno premuroso, l'Avvocato trova un lavoro al nipotino. Fonda due società (la Ciaoholding Spa e la Ciaoweb Spa), investe un centinaio di miliardi, assume settanta persone e mette a capo di tutto il bravo John. Fiat lancia in questo modo la sua nuova strategia online: levarsi dalle scatole un nipote petulante.
Il 18 dicembre 1999, dopo sei mesi di gestazione forzata con il gruppo Inferentia a fare da ostetrica, viene alla luce Ciaoweb. La sede è ai piani alti di un lussuoso palazzo di Assago, presso il centro di Milanofiori. La Fiat si muove da subito in grande: server come se piovesse, un database pagato fior di milardi, uno staff di giornalisti scelti guidato dall'ex direttore di PanoramaMassimo Donelli. Tutto è pronto per decollare, e infatti così è. Decollano le impression, decollano le spese e decollano pure i debiti. L'unica cosa che si schianta è il fatturato. La colpa è tutta del mercato, che è talmente basso da non coprire neppure il rimborso benzina dell'auto aziendale con cui Donelli scorrazza persino dentro la redazione. Fiutata la brutta aria, l'esperto giornalista saluta il (poco) pubblico di Ciaoweb e migra verso altri e più fruttuosi lidi. Ed ecco che, rimasti senza direttore editoriale, le menti pensanti di casa Fiat scoprono l'asso nella manica: "Basta con i giornalisti! Mettiamo i contenuti in mano al marketing, così facciamo finalmente il grano!". E infatti, dopo due mesi di oculata gestione, Fiat rende pubblica la volontà di vendere una parte di Ciaoweb a un nuovo investitore, individuato nell'accozzaglia crucco-iberiana che risponde al nome di Terra-Lycos. Durante le trattative di cessione che durano qualche mese, Ciaoweb investe (così, tanto per fare qualcosa) altri quaranta miliardi in pubblicità e si fa ridisegnare la grafica a peso d'oro. Finalmente si arriva ad un accordo: le parti della trattativa si rendono conto che nella voce dei bilanci sì è persa la voce "fatturato". Ciaoweb vuole vendere i suoi debiti e Terra vuole acquistarli pagando con le sue azioni. Cioè con altri debiti. Le teste pensanti torinesi e quelle spagnole si accorgono che qualcosa non funziona e che è meglio lasciar perdere. Ma per Ciaoweb non è ancora tutto perduto. Nelle sale che contano della new economy si vocifera di una trattativa di acquisto tenuta in piedi fino all'ultimo con E-biscom, la società editrice de "Il Nuovo". Ma, anche in questo caso, nulla di fatto.
In una storia come questa non poteva mancare che l'uscita a sorpresa del fantasma dell'opera. E infatti il fantasma arriva. Si chiama Enrico Cuccia. Agli inizi di luglio Fiat e le sue accolite banche si impegnano in una colossale cordata per l'acquisto di Montedison. A sbarrare il passo si cimenta Mediobanca, la ex controllata dal venerabile fantasma. Fiat riesce nell'intento ma a causa dell'ostilità della banca un tempo alleata deve sopportare un notevolissimo esborso di liquidi. L'ordine è quello di tagliare le spese inutili all'interno del gruppo e, siccome agli operai di Mirafiori non si può tagliare più niente, si recide il cordone ombelicale di Ciaoweb. La notizia ufficiale è di pochi giorni fa. Il portale fiattaro chiude. Parte dei suoi dipendenti sarà assorbita dalle altre web-agencies del gruppo Fiat. Parte invece sarà lasciata a casa. Negli uffici di Milanofiori sono rimasti in pochi e il portale non lo aggiorna più nessuno. Nessuno, del resto, se n'è ancora accorto. Ciao Ciao, Ciaoweb!