Oggi è un giorno triste per Noia Portale, la notizia è ufficiale: Ciaoweb chiude, definitivamente. Per noi era l'equivalente dell'amico scemo che la casistica vuole presente in almeno una unità in ogni compagnia. Sicuramente anche voi ne avete uno che vi ha salvato decine di serate fiacche lasciandosi prendere allegramente per i fondelli. Noi il nostro l'abbiamo perso, e sappiamo che nessun altro portale avrà mai più l'audacia di investire 200 miliardi nel lancio per proporre un motore di ricerca che restituisca 1200 risultati tutti con lo stesso titolo e la stessa descrizione. Niente più avvincenti chat deserte con Red Ronnie e Everdardo Dalla Noce; niente più articoli approssimativi e nozionistici; niente più indirizzi da digitare con più caratteri di quanti ve ne fossero all'interno delle pagine.
La leggenda narra che a scegliere il nome "CiaoWeb" sia stato il delfino di casa AgnelliLuca Cordero di Montezemolo. Avere come padrino lo stesso individuo che in occasione di Italia '90 ha battezzato il più sfigato pupazzetto che abbia mai fatto da mascotte ad un mondiale di calcio significa nascere sotto una pessima stella. Se poi lo stesso individuo, con un colpo di genio, decide che devi avere esattamente lo stesso nome del pupazzetto meno venduto nella storia dei gadget, non è più colpa dell'influsso di una singola cattiva stella: si è nati in una galassia sbagliata. Purtroppo Montezemolo cova da sempre la malsana idea che il successo, per qualsiasi tipo di impresa o iniziativa, sia garantito dal chiamarsi "Ciaoqualcosa". Il contorto processo che l'ha portato a questa sconcertante conclusione è il seguente: "Ciao è un aprola italiana / Ciao è una parola italiana molto utilizzata / Ciao è una parola italiana molto utilizzata anche all'estero: bingo!". Applicando lo stesso concetto, se mai dovesse in futuro lanciare un altro portale, lo chiamerà "Pizza".
In realtà, però, le colpe per la prematura fine sono tante, e non tutte attribuibili all'ex gingillo di Edwige Fenech. A parte il fatto che la vita se la prende sempre con i più sfortunati, il vero problema è che da qualche tempo a questa parte per i campi di Internet pascolano solo vacche magre: gli investitori pubblicitari hanno paura, i ricavi sono inesistenti, l'e-commerce non decolla, il business-to-business è un fallimento, il Nuovo Mercato crolla, i banner restano invenduti, i ricavi non sono sufficienti per coprire le perdite. La reazione dei manager dell'azienda è stata decisa: con un colpo di reni, al grido di "ci rifaremo con la pubblicità", hanno mandato in rotazione gli unici due banner che si siano visti su Ciaoweb dal momento del lancio: uno della Fiat Doblò, e uno del furgone Fiorino, senza ottenere i miracoli sperati.
È in questo modo (e spendendo più di tre miliardi per un software in grado di catalogare gli interessi dei sette utenti del sito) che Ciaoweb è diventata una società in cui una fotocopiatrice è arrivata a costare più di Vieri. Non che Ciaoweb abbia esagerato più di tanto: c'è chi ha fatto peggio. Kataweb, ad esempio, nel periodo d'oro della "New Economy" ha vissuto un grave momento di indecisione quando in Consiglio di Amministrazione ci si è accorti del fatto che la spesa aziendale per tre evidenziatori era equivalente al costo di acquisto dei diritti delle prossime edizioni dei mondiali di calcio. Un dettaglio che non è sfuggito all'occhio attento dell'Amministratore Delegato Paolo Dal Pino, il quale ha preso carta e penna per comunicare alla Fifa l'esosità della richiesta, sottolineando i punti salienti con tre Stabilo Boss nuovi di pacca e di colore diverso.
In ogni caso, l'inevitabile è ormai accaduto. Per quanto ci riguarda, Ciaoweb avrà sempre un posto speciale nei nostri cuori: quando vi verrà nostalgia potrete sempre cliccare qui per spendere qualche lacrima sulla homepage del portale caduto, salvata a futura memoria sul nostro server. Attraverso le pagine di Clarence continuerà così a vivere la più inspiegabile iniziativa commerciale dell'era a.c. (avanti Caltanet).