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PENNE RUBATE ALL'AGRICOLTURA
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(detto Toscano)
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Drogato!
Galimberti e alcune ricerche americane attestano che sei affetto da una sindrome ossessivo-compulsiva.
di Gianmarco Neri
Vergognati drogato! Ammetti la tua dipendenza: è scientificamente dimostrata da studi americani. Chi ha fatto arrivare a noi tali preziose fonti è l'uomo della foto qui accanto. Non è né Fidel Castro né Enrico Beruschi, ma Umberto Galimberti docente di filosofia della storia e di antropologia culturale all'Università di Venezia. Le basi da cui parte la lucida analisi sono queste: «Se ti svegli alle 3 di notte per andare in bagno e ti fermi a controllare la tua e-mail sulla via del ritorno, se spegni il tuo modem e provi un vuoto terribile perché per te il mondo reale non ha ormai più alcuna consistenza, se passi metà del tuo viaggio in treno o in aereo col portatile sulle gambe, se ridi delle persone che hanno un modem 2400 baud di velocità, se chiami i tuoi figli Eudora, Mozilla, Puntocom, allora è arrivato il momento di farsi curare perché evidenti si sono fatti i segni di quella vera e propria patologia che ricerche americane hanno etichettato Internet Addiction Disorder (disturbo da dipendenza da Internet).» Eppure io da qualche parte l'ho già letta. Strano perché non sono iscritto a pubblicazioni scientifiche. Allora sono andato a spulciare tra le mail: non butto via mai niente. Tutto quello che mi scrivete potrà essere un giorno usato contro di voi. Ho trovato più o meno una cinquantina di mail con un testo a dir poco simile. Soggetto: When to tell that you're addicted to the Internet Messaggio: 1. You wake up at 3 a.m. to go to the bathroom and stop and check your e-mail on the way back to bed. 2. You name your children Eudora, Mozilla and Dotcom. 3. You turn off your modem and get this awful empty feeling, like you just pulled the plug on a loved one. 4. You spend half of the plane trip with your laptop on your lap and your child in the overhead compartment. 5. You decide to stay in college for an additional year or two, just for the free Internet access. Cercando in rete ho trovato lo stesso testo in italiano, in inglese, in tedesco e in spagnolo. Se una semplice mailing list giocosa diventa uno spunto per scrivere un articolo del genere, allora ho ho finalmente scoperto cosa voglio fare da grande: il filosofo che scrive per Repubblica. L'ispirazione mi è venuta stanotte, quando mi sono svegliato per andare a "fare un download in bagno" e mi sono soffermato a controllare la mia e-mail sulla via del ritorno. Una in particolare ha attirato la mia attenzione: "Enlarge your penis". Non sono più riuscito a prendere sonno e ho deciso di scrivere il primo capitolo del mio imminente libro: Allunga il tuo pene. Sottotitolo: Funziona davvero! Non vi nascondo la mia delusione quando ho scoperto che qualcuno lo aveva già scritto e aveva trovato un titolo molto più efficace del mio: Natural Penis Enlargement: New methods of avoiding and curing impotence, premature ejaculation, and erectile dysfunction safely and inexpensively. NEW Secrets that your doctor won't tell you, No Pumps, No Pills and No Gadgets! Mi permetto di segnalare la lettura al professor Galimberti certo che presto leggerò un articolo su Repubblica. Mi basta soltanto di essere citato tra le fonti: fa curriculum! Ho capito che non ci improvvisa filosofo che scrive per Republica e allora ho deciso di andare avanti nella lettura per carpire i trucchi del mestiere.
Cito dall'articolo di Galimberti (se volete l'opera completa cliccate qui):«La dipendenza implica tre meccanismi: la tolleranza [...], l'astinenza [...] e, nei casi più gravi sensazioni di derealizzazione e depersonalizzazione.» Volevo approfondire l'argomento e ho effettuato una semplice ricerca. Ho trovato una pagina di cui riporto il testo: [...]Internet Addiction Disorder, a psychophysiological disorder involving tolerance; withdrawal symptoms; affective disturbances; and interruption of social relationships." Una cosa mi è parsa subito chiara: per fare il filosofo che scrive per Repubblica bisogna sapere l'inglese e conoscere alla perfezione il funzionamento della combinazione dei tasti Ctrl+C e Ctrl+V. Sono corso subito fuori in edicola e ho comprato "Impara l'inglese in 24 ore". Me ne mancano solo 6, quindi questa è quasi fatta. Andando avanti nell'appassionante lettura ho scoperto che partendo da una solida base di "ricerche scientifiche", la seconda fase consiste nell'elaborare una teoria. Detto in parole povere, bisogna spararne una veramente grossa. Ecco la seconda fase dell'articolo di Galimberti: «In riferimento alle patologie sopraelencate, la dipendenza da Internet ha in comune il tratto ossessivo-compulsivo che tende ad aumentare la propria capacità di controllo della realtà. E non c'è dubbio che Internet rappresenti in questo senso il mezzo tecnologico più avanzato, rispetto al quale le crudeli pratiche di controllo (del proprio peso) messe in atto dalle anoressiche appaiono rituali medioevali. Con una differenza però: che la compulsione da Internet si basa sul "piacere" anziché sulla "fobia". E proprio perché si basa sul piacere, anziché sul disagio e la sofferenza, eliminarla risulta molto difficile.» Non è un'opinione: "non c'è dubbio"! Voi avete opinioni, noi filosofi che scriviamo per Repubblica "non abbiamo dubbi". Galimberti continua la sua lucida riflessione analizzando nell'ordine lo shopping on line, il trading online e per ultimo il cyber sesso: «Resta da ultimo il cybersesso, vera e propria dipendenza da sesso virtuale, dove la masturbazione individuale si arricchisce di una rappresentazione condivisa. La possibilità di essere espliciti, offerta dall'anonimato, porta l'utente a scoprire forme di eccitazione prima a lui stesso ignote e accogliere nelle proprie perversioni la loro valenza seduttiva. Giocando con la perversione e l'allucinazione del desiderio si allontana dai rapporti sessuali reali perché, rispetto a quelli virtuali, appaiono troppo insignificanti, troppo limitati dall'opacità della materia.» Quindi se non ho capito male, tu hai creduto di aver avuto un amplesso con la tua fidanzata, mentre in realtà ti sei fatto Lara Croft. Non temere: molto probabilmente ci hai guadagnato! Tornando a noi, siamo di fronte al lato oscuro di questo lavoro. Per fare il filosofo che scrive per Repubblica devi analizzare le pippe altrui. Qui, lo ammetto, ho avuto un tentennamento dovuto forse all'inesperienza: ma non possiamo considerarle delle sane, semplici e banali pippe? Non mi sono comunque scoraggiato e ho continuato nella lettura. Galimberti, da buon docente qual è, pensa a chi, come me, vuole approfondire l'argomento: «Per chi vuol saperne di più sulle psicopatologie da Internet e il loro possibile trattamento, consiglio la lettura di Perversioni in rete (Ponte alle Grazie, Milano, euro 13,50) da cui a mia volta ho tratto tutte queste informazioni. Gli autori, Giorgio Nardone e Federica Cagnoni, sono due psicologi cognitivo-comportamentali. Nardone ha lavorato alla scuola di Palo Alto con Paul Watziawick...» La mia volontà di apprendere non è diminuita e quindi ho deciso di approndire. Ho fatto l'ennesima semplice ricerca su Google: "Paul Watziawick". Si è aperta una pagina in cui ho letto: Forse cercavi ...:"Paul Watzlawick". Era giunto il momento di soffermarsi a riflettere sulle ultime due ore e mi sono trovato a pensare con soddisfazione ai quattro/cinque anni che ho risparmiato restando lontano da qualsiasi cosa ricordasse vagamente un ateneo. Non che ci fossero dubbi, ma tutto ciò rappresenta l'ennesima dimostrazione che in Italia l'università sta ad internet come Emilio Fede sta al giornalismo. Parlerei per ore del mio nuovo lavoro di filosofo che scriverà per Repubblica, ma purtroppo Mozilla si è svegliato: devo preparargli la colazione e accompaganrlo a scuola. Prof Gianmarco Neri
Docente di filosofia della storia e di antropologia culturale attualmente senza cattedra (ma è questione di minuti). (5 novembre 2002) |
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