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  I QUATTRO COMANDAMENTI

Sergio LucianoDalla lettera di Luciano agli Apostoli
(mò vi spiego io i problemi di indernétt)

I quattro motivi per cui internet non è redditizio:

1) I pubblictari vedono come il fumo negli occhi la precisione di Internet
"Le televisioni dicono che hanno "tot milioni di spettatori" e li fanno certificare dall'Auditel, ovvero da un sistema di accertamento "a campione" che trasforma 5000 famiglie in altrettanti "professionisti della rilevazione". I giornali dicono di avere "tot milioni di lettori" moltiplicando arbitrariamente per due, tre o quattro volte il numero delle copie diffuse senza uno straccio di riscontro sulla fondatezza della moltiplicazione. Sulla base di queste valutazione "a spanne", i "media" tradizionali hanno buon gioco a tirar su migliaia di miliardi di pubblicità. E naturalmente vedono come il fumo negli occhi la precisione di Internet, un sistema che sa dire esattamente quante persone hanno scaricato quella precisa pagina e quando, e per quanto tempo l'hanno letta".

In realtà, caro Direttore, i dati dei siti internet sono raccolti in gran parte da due grosse società: Nielsen Netratings e One to One. Si basano, esattamente come l'Auditel, su campioni, ma a dirla tutta 5000 persone non le hanno viste neanche in tre anni. Questo è il sistema su cui si basano i centri media per vendere pubblicità ai grossi clienti.
I giornali moltiplicano arbitrariamente per due, tre o quattro volte il numero delle copie diffuse per dichiarare il numero di lettori? Mi creda: ci sono siti che moltiplicano arbitrariamente per dieci il numero di pagine viste e di utenti unici!
In definitiva non c'è nessun sito che abbia (e che fornisca) dei dati realmente precisi. Noi ad esempio abbiamo due opzioni: o ci affidiamo al nostro sistema di statistiche o lanciamo in aria un sacco di fagioli aperto. Di solito contiamo i fagioli: è un sistema più affidabile.

2) L'irresponsabilità delle "telco"
"L'altro paradosso di Internet è che, pur essendo ormai il principale "movente" del traffico telefonico su linea fissa, non vede riconosciuto questo suo ruolo dalle compagnie di telecomunicazioni. Sarebbe logico che i costi sostenuti dal navigatore per questa sua permanenza su Internet premiassero in parte le compagnie di telecomunicazioni - che veicolano il traffico - ma in parte anche i fornitori di servizi (tipo le e-mail) e di contenuti (tipo ilnuovo.it)".

In pratica Il Nuovo.it farà pagare i contenuti agli utenti e allo stesso tempo vuole anche un rimborso dalle compagnie telefoniche? Giusto!
E se proprio vogliamo dirla tutta: perché i contribuenti hanno facoltà di dare l'8 per mille a istituzioni minori e non a Clarence o a Il Nuovo? Perché non usufruire dei fondi stanziati per l'istruzione? Sa quanti bambini imparano a leggere su Clarence? D'altra parte, se i fondi vanno alle scuole pubbliche...

3) Lo shopping on line
"In Italia langue, in Europa è debole, in America esiste ma è ancora molto al di sotto delle attese. Ci vuol tempo, si dirà: vero. Ma in realtà, non tutto quel che si compra fa piacere comprarlo on-line. La gente vuol toccare, annusare, palpare, contrattare".
Qui non posso fare altro che darle ragione. Mi permetto anzi di aggiungere qualcosa: lo shopping online, tranne qualche caso isolato (Amazon, CDNow e pochi altri) è in mano a dei cialtroni: se devo aspettare un mese perché mi arrivi quello che ho ordinato, tanto vale aspettare che esca anche in Italia, prendere la macchina, andare in centro e comprarselo di persona...

4) Il delirio del "free"
L'Internet gratuito, come tutte le cose gratuite, in realtà non è gratuito. Ma la gente crede che lo sia, e non è contenta alla prospettiva di dover pagare quel che considerava appunto gratuito. Perchè si tratta di "bluff" e non di autentica gratuità? Innanzitutto perchè, come abbiamo ricordato, navigare in Internet costa caro in termini di bolletta telefonica. E poi perchè costa in termini di microtruffe permanenti, come quella delle "marchette di ricerca"...
E allora visto che si paga la bolletta, facciamo pagare anche per accedere a un sito... Sergio LucianoMi permetta poi di aggiungere qualcosa su quelle che chiama "marchette" di ricerca. Lei scrive:
«Era ora: i "motori di ricerca" che frugano in Internet per trovare (in teoria) quel che i navigatori cercano, non potranno più spacciare per buoni i risultati delle loro ricerche quando (cioè quasi sempre) li "vendono" al miglior offerente: se, insomma, si fanno pagare per dare più risalto a questo o a quel contenuto rispetto agli altri che conducono a siti "non paganti". [...] Ora, a sanzionare quest'inammissibile abuso della buona fede dei navigatori, è intervenuta la Fta (Federal trade commission) americana, una specie di Authority Antitrust, che ha detto l'ovvio: così non va bene, d'ora in poi i motori di ricerca dovranno specificare se stanno fornendo risultati "oggettivi" o classifiche "pagate". Meglio tardi che mai».

Ehm.. direttore, scusi se mi permetto, ma praticamente tutti i motori di ricerca non lo fanno più da anni... Le faccio un esempio: effettuiamo qualche ricerca utilizzando i principali motori. Lei provi a cliccare sui link:
Google
Ricerca della parola sesso (così andiamo sul sicuro)
Come potrà notare, sulla destra c'è scritto chiaramente "Collegamenti sponsorizzati" e i siti paganti sono addirittura incorniciati in un box colorato, mentre il resto della pagina è bianco.
Altavista
Seppur defunto da anni e ormai abbondantemente sorpassato dalla concorrenza, anche questo motore fa una distinzione tra siti paganti e i normali risultati della ricerca.
Ricerca della parola wallpaper
Noterà che in cima alla lista dei risultati è chiaramente leggibile la dicitura "Sponsor:". Sotto, per meglio delimitare i due tipi di risultati, è riportato il numero di pagine trovate dalla ricerca, seguito da una bella linea che divide ulteriormente le due sezioni.

Per carità, non ho mica intenzione di generalizzare, c'è qualcuno che ancora mischia le carte. Lei davvero preferirebbe dover pagare per cercare qualcosa in rete piuttosto che fare un misero scroll col mouse? Non è più semplice scegliere il link che si ritiene interessante? Non mi dica che lei clicca su tutti i link che trova su un motore di ricerca in rigoroso ordine di apparizione.
Continuiamo l'analisi:

«Per spiegarsi con un esempio: se il signor Rossi cerca "I promessi sposi" sul Web, ha diritto a trovare, in via prioritaria, un elenco di siti che parlino del romanzo di Alessandro Manzoni; invece, con gli attuali metodi commerciali dei motori di ricerca, rischia di vedersi propinare, prima o insieme ai siti di contenuto letterario, i siti de "La boutique della Sposa" o de "La bomboniera" o di alberghi e ristoranti specializzati in ricevimenti nuziali».

Un utente che cerca le opere di Manzoni difficilmente cliccherà sulla "Boutique della sposa" o per lo meno non è costretto a farlo. Le svelo un trucco: non è obbligatorio cliccare su tutti i link, anzi sulla destra c'è una cosa che gli esperti del settore chiamano barra di scorrimento. Se clicca sulla freccina rivolta verso il basso la pagina scorre in giù e "la boutique della sposa" sparisce d'incanto.

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  di Gianmarco Neri
   data: 12 lug 2002 protezione contenuti: assente Aiuto  

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