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  BENTORNATO KEVIN

Kevin MitnickKevin Mitnick, l'hacker più famoso del mondo è finalmente libero. Trentasei anni, dei quali gli ultimi 5 passati in carcere. Perché? E' un hacker, o meglio, l'hacker più famoso del mondo. E' stato anche l'unico pirata informatico ad essere finito nella lista FBI dei dieci personaggi più ricercati in tutto il mondo. Alla fine lo hanno preso nel 1995 e ha dovuto aspettare l'Agosto del 1999 per la condanna definitiva. E' uscito il 21 gennaio 2000 dal penitenziario di Lompoc scontando la sua pena fino all'ultimo minuto dell'ultimo giorno. Partendo dal dato di fatto che la pirateria informatica è un reato, non è comunque eccessiva una pena di 5 anni, visto e considerato che Mitnick non ha guadagnato una lira dalle sue azioni e non ha distrutto niente? Che dire poi di quello che lo aspetta adesso che è uscito? Per tre anni non potrà utilizzare niente che abbia a che fare con computer, modem, telefonini e internet. Se il carcere ha una funzione riabilitativa, che cacchio di senso ha proibire l'uso del computer a uno che nella vita ha fatto solo quello? Come al solito gli americani avevano bisogno di un mostro in carne ed ossa e lo hanno punito, così come ne hanno bisogno adesso che l'attacco degli hacker a colossi della rete come Yahoo!, e-Bay, CNN e Buy.com, è diventata la notizia regina del periodo. Il vice ministro della giustizia statunitense ha fatto leva sul solito patriottismo dgeli americani, lo stesso del sogno americano, quello che tirano fuori solo quando serve. Ha detto: "Americani..." (giusto per restringere il campo degli interlocutori, ndr), "educate i vostri figli all'etica informatica". Adesso voi immaginatevi una casalinga dell'Oklahoma che nella vita ha visto solo cavalli, aspettare il figlioletto che torna da scuola con un mattarello in mano e chiedergli a bruciapelo: "Come è andata oggi in etica informatica?". E se il poveretto tergiversa, ecco che parte una mattarellata tra capo e collo, perché se ci pensa troppo vuol dire che sta inventando una palla e se non si interviene subito poi finisce che ti diventa come quel Mitnick che c'era in tv, che si vedeva subito che ha una faccia da delinquente e chissà quante bambine ha stuprato. Ecco i suoi genitori non erano dei buoni cittadini americani, perché a suo tempo non hanno usato il mattarello e non si sono preoccupati dell'etica informatica del figlio.

  L'ALTRO KEVIN

Kevin PoulsenChe sia il destino di quelli che si chiamano Kevin? Che diventino tutti degli hackers? I miti dei pirati informatici sono due: Kevin Mitnick e Kevin Poulsen. Forse invece che parlare di etica informatica il vice ministro della giustizia degli Stati Uniti faceva meglio a dire: "Americani..." (il campo degli intrelocutori va comunque ristretto, ndr.), "non chiamate i vostri figli Kevin!". Poulsen comunque è un genio. Uno che si sveglia la mattina del primo giugno del 1990, accende la radio e viene a sapere che il centoduesimo ascoltatore che telefonerà vincerà una Porsche, di solito cosa fa? O se ne frega o prova a telefonare senza avere neanche tante pretese. Lui no. Lui decide di prendere il controllo dei centralini della radio e di bloccare tutte le telefonate dalla numero 101 in poi. Una volta domate le linee telefoniche, con tutta calma alza la cornetta, chiama la radio e vince la Porsche 944. Questo è un genio. Almeno la macchina se la è meritata. Non è l'unica cosa che ha fatto nella sua carriera di pirata con il famigerato "nickname" Dark Dante e per questo è stato giudicato colpevole di 19 reati tra i quali frode telematica e telefonica, cospirazione, appropriazione indebita e possesso illegale di password. E' stato invece assolto dalla ridicola accusa di spionaggio. Al contrario dello sfortunato "Condor", oggi "Dark Dante" lavora per una ditta di Software, ha una rubrica fissa su Zdnet e fa l'opinionista per Wired. Uno così bravo è meglio assumerlo che arrestarlo.

  SULLE TRACCE DEGLI HACKER

I piratiL'FBI è decisamente a buon punto nelle indagini per scoprire chi si nasconde dietro agli attacchi dell'altro giorno ai danni dei colossi della rete. Hanno addirittura scoperto che i messaggi non sono stati mandati da un unico computer, ma da tanti sparsi in tutto il mondo. Intuizione geniale! Qui non può trattarsi semplicemenete di bravura degli inquirenti, ma anche di fortuna. E' come quando uno fa un tiro che finisce dritto sotto l'incrocio dei pali. Sì, ha mirato da quella parte, ma non esattamente lì sotto. Il problema è che adesso prenderanno il primo ragazzino che si infilerà di nascosto in qualche sito e così avranno il mostro da dare in pasto alle casalinghe dell'Oklahoma.

  di Gianmarco Neri
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   data: 11 feb 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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